L'inizio dell'umanità in una performance. GAY.tv incontra Steven Cohen

Scandaloso e geniale, Steven Cohen racconta l'evoluzione con costumi, filmati inediti ed la sua vispa tata novantenne. Lo abbiamo incontrato in esclusiva.

di | Entertainment

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Reduce dal successo francese dove Le Monde ne ha parlato con entusiasmo, The Cradle of Humankind è arrivato a Milano al Teatro Off. A ospitare il genio di Steven Cohen è ancora una volta il Danae Festival. Per raccontarvi il nuovo spettacolo, siamo andati ad incontrare il regista sudafricano che si è truccato e raccontato per noi.

Benvenuto in Italia Steven, anzi bentornato. Per parlare del tuo spettacolo, The Cradle of Humankind, è necessario partire dalla vera culla dell'umanità: il Sud Africa. Cosa ha lasciato quel luogo in te e nello spettacolo?

So bene cos'è la razza. Da Sudafricano quando mi guardo allo specchio vedo un viso bianco, prima che un volto. E quello che spesso in Europa siamo portati a dimenticare è che siamo uomini neri mutanti, siamo diventati bianchi. Perchè la vita ha avuto origine in Africa, è il mondo da cui proveniamo. Per me è interessante, visto che siamo in Italia, il fatto che il mio spettacolo suoni come una parola italiana “credo”. Il lavoro che porto qui è stato filmato in alcuni luoghi specifici, che sono Patrimoni dell'Umanità e si tratta delle prime tracce di umanità: i primi scheletri e le prime tracce del dominio dell'uomo sul fuoco. Sono le prove del momento in cui l'uomo riuscì a proteggersi dagli animali, cuocere il cibo  e simboleggia un enorme cambiamento della nostra mente. Questi posti sono luoghi fisici che possono essere visitati e che ricoprono un ruolo scientificamente molto importante. Posso dire che lavorare in questi luoghi, grazie al supporto del governo e all'appoggio delle università, insieme a rinomati paleoantropologi, è stato un grande privilegio. In Sud Africa i Patrimoni dell'Umanità sono tutti luoghi naturali, si tratta di laghi, caverne e addirittura il luogo dove precipitò il primo meteorite. E' interessante pensare al fatto che noi abbiamo 8 luoghi protetti, voi ne avete penso 46. I vostri sono più architettonici e archeologici, è come se in Italia si celebrasse quello che l'uomo ha fatto mentre in Africa si privilegiasse quello che ha dato vita all'uomo.

Identità, razza, evoluzione, colonialismo... sono veramente molti i temi che il tuo spettacolo affronta. Che rapporto instauri con il tuo pubblico andando a trattare tematiche così forti e che riguardano il posto da cui tu provieni?

"The Cradle of Humankind" è uno spettacolo che parla delle età e ovviamente non dimentica quella tecnologica che stiamo vivendo. Il tema è proprio la nostra evoluzione, la storia della nostra evoluzione, lunga secoli. Innanzitutto quel posto è il luogo da dove anche tu provieni. Il mio spettacolo è in grado di coinvolgere il pubblico che lo osserva da un punto di vista fisico, emozionale e spirituale. Ovviamente deve essere un pubblico recettivo. Dal mio punto di vista il pubblico è anonimo e privo di un volto. Non scrivo pensando al pubblico che verrà a vedere il mio lavoro. Si tratta di un rischio per il pubblico. In questo rapporto aperto io non vendo prodotti o idee, il mio lavoro è fare arte onesta. La mia non è però un'idea di audience passivo, non pretendo approvazione, sono aperto alle critiche ma mi aspetto una partecipazione onesta. Al tempo stesso io non ballo, canto, non faccio entertainment . Non sono interessato a distrarre il pubblico dalla propria vita, preferisco parlare a loro e con loro della vita, attraverso le immagini.

Cosa ti aspetti dallo spettacolo? Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Spero che lo spettacolo inoltre risulti divertente e un po' stupido, oltre che politicamente ed eticamente impegnato. Si tratta di una performance e non di una lezione scientifica o storica. E' arte. Sto già lavorando al prossimo lavoro. E' tutto un continuum, una produzione costante. Non programmo di dieci anni in dieci e nemmeno sono affezionato e condizionato da quello che ho fatto dieci anni fa. Quello che sono oggi è ovviamente la fusione di ciò che è stato, della mia storia, della storia dell'umanità e anche del desiderio di quello che vorrei nel prossimo futuro. E' un po' come lo spirito di The Cradle of Humankind, un mix di passato di milioni di anni e futuro ipertecnologico. E' questo che mi sta a cuore.

 

Andrea Banfi

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  • Commenti

gredase domenica 6 novembre 2011 - 19.09

non so se lo ammiro, non so nemmeno perchè mi sta antipatico, non so nulla di lui. è del tutto irrazionale sia l'antipatia che, nel caso, l'ammirazione!

Only domenica 6 novembre 2011 - 13.29

mi dà l'idea di un artista inserito a pieno nel sentimento esistenziale moderno: descrive gli stati d'animo più attuali rispetto alla percezione del tutto, mi pare ... gredase, forse, inconsciamente lo ammiri, chissà (mai dire mai)!

gredase domenica 6 novembre 2011 - 10.14

non c'è alcuna ragione. non so perchè. ma mi sta già antipatico.

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