“L'Italia è una puttana infedele”. GAY.tv incontra il regista di Folder, documentario che stupisce per sincerità ed intensità

GAY.tv incontra Cosimo Terlizzi, regista barese gay che partecipa al ViaEmiliaDocFestival con Folder, il suo archivio personale che contiene i ricordi di un anno: video, fotografie e collegamenti via chat. Delicato e elegante. Ecco cosa ci ha detto.

di | Entertainment

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Cosimo Terlizzi, barese esportato in Svizzera, partecipa al Festival del Documentario on line con "Folder". Al ViaEmiliaDocFest, Terlizzi porta una documentario intenso, una storia forte e di grande ed elegante sincerità. Lo abbiamo incontrato.

GAY.tv: "Cosimo, nasci nella selvaggia Puglia di Bitonto, ti sposti nell'accogliente Bologna e ora sei in Svizzera. Il tuo ultimo lavoro parla di ricerca di identità e di bisogno di appartenenza. Cosa c'è di te in questi luoghi e dove ti senti a casa?"

Cosimo Terlizzi: "In Folder, il mio ultimo lavoro, emerge forte il mio rapporto con Damien. Può sembrare sdolcinato ma posso dirti che ovunque ci troviamo, per me è sempre casa. Se allo stare insieme, vogliamo invece sostituire una struttura allora direi che mi sento di appartenere a Bitonto. Lì ho problemi da risolvere. Sono laggiù, con il mio bagaglio di infanzia ed adolescenza. A Bologna torno spesso, la vivo come subconscio e fisicamente sono in Svizzera, almeno ora."

Documentario e fiction si avvicinano sempre di più, è complicato distinguere tra reality show e mondo autentico. Stiamo andando sempre più verso un mondo social network. In questo, da artista, che spazio hanno talento e bravura nel raccontare storie?

C.T: Sono convinto che sia il lavoro finale a fare la differenza. Ciò che rimane, oltre al rapporto tra verità e finzione, è la poetica. Un artista mostra talento e bravura nella propria ricerca, se riesci a farti passare la sensazione che stai ascoltando qualcosa di diverso, figlio di un vissuto, improntato ad una direzione.

Folder, il documentario di cui sei autore e protagonista, ritrae un anno della tua esistenza. Un diario audiovisivo immediato come lo definisci. Come riesci a mantenere l'autenticità raccontandola con la tecnologia? Hai detto che “ogni desiderio è più fattibile grazie alle tecnologie”, non ti senti mai limitato?

C.T: Sì, Folder è un archivio completamente autentico. So che da fuori può sembrare finto ma è tutto vero. Nel raccontare, da artista, ti posso dire che tutto parte da noi, da me. Basta decisamente poco per un concetto. Un'idea chiara, una direzione chiave attraverso uno sguardo fanno scomparire la tecnologia che è e deve rimanere un mezzo. L'opera, troppo carica, diventa distante, concettuale oppure rischia di morire con lo sfiorire della novità.

Sei un regista omosessuale dichiarato, un artista completo come te quali modelli ha e come vive il rapporto con il suo Paese?

C.T: Penso che i miei modelli siano i grandi autori non risolti. Ti posso fare i nomi di Pasolini e Rimbaud. Entrambi vanno in una direzione di rottura, di loro apprezzo la serietà della ricerca. Concordo con l'idea di una poesia crudele, che può uccidere con la sua forza violenta. Preferirei di certo non fare la stessa fine! Il mio essere gay l'ho sempre vissuto nel fare le cose. Oggi sono sposato in Svizzera e non posso che sentirmi tradito dall'Italia. E' una grande stronza, lasciamelo dire, una bella puttana, un'amante infedele, nonostante sia molto cattolica.

Chiunque volesse vedere e votare per Folder lo può trovare cliccando qui.

Andrea Banfi

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