Marilyn vs. Norma Jean. A teatro la diva invita le donne a "sognare in grande". INTERVISTA

Emblema della bellezza fragile, icona e simbolo, ma soprattutto donna. E' questa la Marilyn che emerge dallo spettacolo che le dichiara amore. Ne abbiamo parlato con la regista Silvia Giulia Mendola.

di | Entertainment

marilyn mon amour

Raccontare una delle dive più note di sempre non è certo semplice. Al Teatro Litta di Milano con "Marilyn Mon Amour" lo si fa partendo dalle parole della strepitosa Norma per parlare alle donne di oggi. Ne esce una figura complicata e ricca, divisa tra amori impossibili, solitudine, rapporti superficiali, ma anche paure, sogni ed un desiderio forte di stabilità.

Uno spettacolo "dichiarazione d'amore" a Marilyn. Com'è nata l'idea e cosa rende forte la diva?

E' tanto tempo che ho lavorato a questo progetto, ho iniziato un anno fa proprio dalle parole e dal diario di Marilyn e il mio intento era proprio quello di portare alla luce quello che si conosce molto meno. Marilyn è l'icona, è come la marca della Coca Cola, la conoscono tutti. Quello che lei voleva, era invece essere una brava attrice. Questo mi ha colpito e me l'ha fatta sentire vicina.
Tutto ebbe inizio da un maglione rosa, che si mise un giorno, per caso, a scuola. Si sentì bella, le metteva in risalto i seni e questo la colpì. Il sogno di fare l'attrice ha tenuto Marilyn in vita, nonostante lo  stupro a nove anni, lo sballottamento da una casa d'affidamento all'altra, il dover fare il bagno per ultima.

Una Marylin doppia e in parte ignota.

Esatto. Nello spettacolo si assiste ad uno sdoppiamento. Doppio, sia nel parlato che nella danza, come sdoppiata era Marilyn bipolare come la famiglia malattia psicologica, costretta a  schiacciare Norma per far uscire la diva insieme.
Cinzia Spanò che è autrice del testo è riuscita a presentare aspetti inediti: chi sa che Marilyn subì 13 aborti? La scelta è stata quella di raccontare l'altra parte. Attraverso una donna simbolo, un'icona, ci siamo chieste dov'è la felicità? Interrogativo molto forte in un mondo di oggi, dove vige l'ossessione dell'emergere e uno spirito di collettività sembra impossibile.

Marilyn parla della donna di oggi, lo fanno i suoi scritti, le foto, le interviste. Cosa insegna un'icona della bellezza ma anche della fragilità?

Comunica il fatto di dire siamo persone, ricordiamoci che siamo persone, con tutta la nostra complessità, al di fuori del genere. Dal femminismo siamo ritornate alle donne che pigolano come dice la Zanardo. Com'è successo? "Sei bella stai zitta", potrei rispondere citando un libro famoso. Come abbiamo fatto a ritornare così indietro.
Marilyn era bella tondetta, aveva le sue curve. Nell'era delle anoressiche, è un'icona sana. E una persona, con tutte le sue complicazioni e difficoltà. Una donna che ha sognato forte e che ci invita a fare altrettanto. Non perdete il tempo con sogni da poco.

Parliamo di armonia. Sei a teatro con due personaggi diversi e lontani come Marilyn e Virginia Woolf

Delicata e fragile come un uccellino, Marilyn credo che non l'abbia trovata mai. Ha costruito il suo sogno, è diventata quello che voleva. Un'anima poetica e curiosa la sua, capace di far fronte a occhi piccoli, capelli del colore sbagliato e ginocchia con le borse per diventare il mito.
Virginia era una donna immensa, ha rivoluzionato il linguaggio e la scrittura del 900. A lei dobbiamo il flusso di conoscenza. Dalla sua l'aver affrontato la società senza maschera, vestita com'era a casa. Era eccentrica e pazza, frequentava licenziosi e pederasti, ma se ne è sempre fregata. Ci insegna a considerare le persone come tali e questo è il punto di indagine che mi interessa. Esistono persone e non generi. Io ne metto in scena la parte sensuale, in un monologo in cui esce tutto l'erotico.

Quale Marilyn le piace di più? Quale sente più vicina?

La Marilyn poetica è la mia preferita, spiazzante e sorprendente, quasi inimmaginabile. Le sue composizioni sono tutte meravigliose. Ve ne cito una a braccio: buonanotte ovunque tu appoggi la tua testa che tu riesca sempre a ritrovare il tuo naso.

 

Andrea Banfi

 

 

 

Tag
  • Commenti

polinesia sabato 19 novembre 2011 - 22.40

Una donna che si è persa nella sua stessa celebrità

Vuoi commentare?

registrati per avere un account gratuito o Log in se sei già membro.

Login utente
Hai dimenticato la password?
Log-InRegistrati
Connect
Ti potrebbe interessare anche
Foto correlate
Video correlati