"Diffondere l'ignoranza non è un servizio pubblico". Mina cita Costantino della Gherardesca e dalle pagine del quotidiano La Stampa commenta la 60° edizione del Festival di Sanremo. Lapidario. asciutto ed elegante: l'articolo di Mina è un epitaffio. "Sembra diventare sempre più difficile parlare bene del Festival di Sanremo - scrive la regina rossa della musica italiana - tanto è vero che pochi lo stanno facendo. Hanno tirato di quelle legnate da lasciare tramortiti i meritevoli malcapitati".
Ed è pur vero che qualche "meritevole" c'è stato: la direzione artistica che scelto qualche ottimo pezzo. Alcuni artisti che hanno offerto al pubblico un ottimo show. Antonella Clerici, malgrado fosse vestita come un luccio glitterato, ha svolto con umiltà e freschezza la sua parte. Ma ovviamene non è bastato: perché il confine tra innocenza nazional-popolare e ignoranza premeditata è sottile ma solido, e una volta superato non si torna indietro.
"Quando si mischia con il provincialismo e l’incultura a tutti i costi, per far sì che ognuno si senta a proprio agio e milioni di spettatori si possano ciucciare indifferentemente la pubblicità e lo spettacolo senza soluzione di continuità di forma e contenuto, diventa insopportabile e, forse, immorale" continua Mina. Lo spettacolo della kermesse, che aveva (grazie ai suddetti "meritevoli") le carte in regola per essere uno dei Festival più riusciti degli ultimi anni, è stato contaminato nel finale (ma non solo) dall'ignoranza più becera. Puoi agitare le paillettes, accendere le luci, alzare il volume della musica e riempire la bocca di parole come "dio, religione, televoto, pubblico sovrano" ma il risultato resta lo stesso: "Maleducati e patetici tentativi di arruffianamento, indecenze, movenze, coreologia, cattivo gusto". Si salvano solo due eccezioni, conclude Mina "Marco Mengoni, più potente della canzone che ha scelto, talento autentico, controllo invidiabile, gran figo con un gran futuro. Nilla Pizzi, la regina, che, quando apre bocca per cantare, supera l’età".
E questo è l'epitaffio di una signora della musica italiana, dedicato alla kermesse più istituzionale d'Italia, che quest'anno ha compiuto 60 anni. Contrariamente a Mina, il Festival non ha saputo invecchiare con eleganza, preferendo farsi il lifting per nascondere le rughe di una mentalità vecchia, proprio come molte "regine" dello spettacolo italiano.

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