Mine Vaganti: l'amore gay è sovversivo. INTERVISTA A IVAN COTRONEO

In Italia l'affettività gay è una bomba: il film di Ozpetek sarà la miccia? GAY.tv intervista lo sceneggiatore Ivan Cotroneo.

di | Entertainment

C'è una bomba nascosta nel subconscio della società italiana: è la stessa "mina vagante" che si muove erratica tra i membri di una tranquilla famiglia pugliese. E' l'amore gay, l'ordigno sovversivo pronto a esplodere libero in faccia ai padri di famiglia tradizionalisti, ai vicini curiosi, alla provincia assopita. E la miccia che accende la rivoluzione è Riccardo Scamarcio che balla supergay davanti allo specchio: è "Mine vaganti", l'ultimo film di Ferzan Ozpetek.

 


Non un film gay, ma un film sovversivo: perché l'amore gay in Italia è ancora una bomba a orologeria pronta a esplodere in un turbinio liberatorio.

 

 

GAY.tv intervista Ivan Controneo, cosceneggiatore del film, traduttore (Hanif Kureishi, Michael Cunningham), scrittore (Il re del mondo, Cronaca di un disamore, La kryptonite nella borsa) e osservatore dell'Italia e del suo costume (ma senza un blog, incredibilmente). Con lui seguiamo i fili che dalla miccia portano al detonatore, fino a raggiungere il cuore esplosivo delle "Mine vaganti".

 

mine vaganti

 

Perché "Mine vaganti" è un film sulla famiglia e non un film (solo) gay?
Perché racconta soprattutto dei segreti, dei risentimenti, delle ipocrisie e dell'amore di un gruppo di persone legate da vincoli di sangue. Parla delle trappole affettive, di tutto quello che una famiglia ti dà e di tutto quello che ti toglie. Il problema della comunicazione, e della verità rivelata sulle scelte e sulle ambizioni dei figli è centrale al film.


La miccia che fa detonare le altre mine in famiglia però è un figlio gay. L'affettività omosessuale è sovversiva?
Per la nostra particolare famiglia, quella dei Cantone lo è. E  non è una famiglia isolata, né troppo particolare. L'affettività omosessuale, oggi, è vissuta ancora come sovversiva nella società. Purtroppo.


Nella scrittura del copione il personaggio di Tommaso poteva già avere nella vostra mente (tua e di F.Ozpetek) il volto di Riccardo Scamarcio?
Ferzan pensava dall'inizio a Riccardo Scamarcio per il ruolo di Tommaso, e questo nella scrittura è stato importante. Oltre che entusiasmante. Avevo già lavorato per Riccardo ('La prima linea' di Renato de Maria), e penso che sia un attore bravissimo, oltre che una gran persona.

 

scamarcio


La struttura "corale" piuttosto tipica nei film di Ozpetek ti ha affascinato, disturbato, creato disagio, ammaliato...? Come ti sei approcciato insomma all'aspetto strutturale dello script?
A me i racconti corali piacciono moltissimo. Anche come spettatore dei film di Ferzan i suoi gruppi, i suoi amici, le sue famiglie mi affascinavano. Mi ha entusiasmato lavorare con lui a una struttura di questo tipo, creare personaggi diversi, metterli a confronto, farli esplodere.


Come definiresti il tuo rapporto intellettuale con Ferzan Ozpetek?

Con gli aggettivi più belli del mondo, sia dal punto di vista intellettuale che da quello umano. Il rapporto con Ferzan è stato per me ricchissimo. Questo è il primo film che scriviamo insieme. Mi sono avvicinato a lui, alla possibilità di lavorare con lui, in punta di piedi. Da spettatore ho amato i suoi film, mi aveva fatto ridere, commuovere, pensare. Mi ha sempre affascinato la sua grandissima capacità di parlare direttamente con gli spettatori. Lentamente, nel corso della scrittura, si è creato un rapporto per me molto bello, pieno di fiducia, arricchito da risate, visioni di film e pranzi in comune. E' stata un'esperienza intensa, che mi ha arricchito e che spero di ripetere.


In quale periodo temporale avete lavorato alla sceneggiatura?

Dalla prima volta che ci siamo incontrati, Ferzan aveva l'idea iniziale di questo soggetto. Poi per avvicinamenti progressivi siamo arrivati alla stesura del copione. Il lavoro con Ferzan è fatto di riscritture continue: siamo andati insieme a fare i sopralluoghi a Lecce, a vedere la città, quelle che sarebbero state le case dei protagonisti, la fabbrica. Con lui ho incontrato gli attori a Roma, abbiamo letto il copione insieme. Poi di nuovo, abbiamo fatto le prove sui luoghi del film prima che iniziassero le riprese. E sono stato con lui sul set mentre girava, per tutto il tempo che ho potuto. Quando non ero lì, ci sentivamo al telefono, parlavamo, ci mandavamo mail, con nuove situazioni e nuove battute di dialogo. Insomma abbiamo lavorato alla sceneggiatura per più di un anno. E di quest'anno molto più che la fatica ricordo l'emozione e la grande possibilità che mi è stata data di cambiare, sperimentare, non dare mai nulla per scontato, accompagnare Ferzan fin dentro la lavorazione del film.

 

 

Tra poco arriverà in tv una fiction che è il re-make de "La Principessa Sissi" a cui hai lavorato sempre in qualità di sceneggiatore: è stato un adattamento solo tecnico, dal cinema alla tv, o hai fatto interventi di altro tipo?
Insieme a Monica Rametta, che ha scritto con me anche 'Tutti Pazzi per amore', siamo ripartiti dalle biografie ufficiali di Sissi, e dal desiderio di raccontare la modernità del personaggio. No, non è stato solo un adattamento tecnico. Abbiamo cercato insieme di lavorare sul personaggio, sulle sue contraddizioni e sulle sue battaglie. Abbiamo cercato di mettere insieme il sogno, il racconto storico, e la visione di una donna unica. Insomma, ci sono molte diversità rispetto ai film che avevano per protagonista Romy Schneider.


Ivan Cotroneo scrittore e attento osservatore e narratore della società italiana quali aggettivi attribuirebbe ai costumi dell'Italia contemporanea?
Sconfortanti. L'Italia che viviamo non mi piace. Mi sembra che stiamo gradualmente perdendo in libertà, anticonformismo, capacità di sperimentare. Mi sembra che stiamo diventando troppo attenti all'interesse personale, mi sembra che aumenti sempre di più la paura e la diffidenza per tutto ciò che è 'altro' da noi. Tutto questo non mi sta bene.


Vivi a Roma per ragioni solo di lavoro o sarebbe comunque la tua città?

Mi sono trasferito da Napoli a Roma nel 1990, per seguire i corsi del Centro Sperimentale di Cinematografia. Roma mi ha accolto. In questi anni mi sono sentito sempre più a casa, e credo che se anche cinema e tv si spostassero in un'altra città, continuerei a vivere qui. Napoli rimane però la mia città, non solo per nascita, ma per appartenenza.
  

mine vaganti

 

Il tuo prossimo romanzo?
Uscirà prima della fine dell'anno, sempre da Bompiani come i precedenti. Sarà un racconto diviso in tre parti, e racconterà di amore, violenza e incomprensione. I protagonisti sono due ragazzi di quindici anni e la loro insegnante. Vorrei che fosse romantico ma anche molto duro. E parla della paura dell'altro, e delle catastrofi che produce.


Davvero incredibile: non hai un blog. Vergognati.

Lo so, lo so. Però appunto pensieri, notarelle, mini-riflessioni e cazzatine varie in un quadernetto che nessuno leggerà mai. Non vale, vero?

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  • Commenti

aladinsane lunedì 1 marzo 2010 - 18.30

Mo da bon? il ballo gay di Scamarcio e' copiato da In&Out. Vi consiglio di andare a vedere "La bocca del lupo" di Pietro Marcello, almeno lui un premio a Berlino se l'e' preso.

gredase domenica 28 febbraio 2010 - 10.12

evviva! un altro film che ci insegna a come si fa ad essere gay un po' frustrati e magari con in fondo un bel lieto fine...

olleg sabato 27 febbraio 2010 - 16.50

uffa!!!!!!! lo ribadisco per l'ennesima volta questo scamarcio non mi piace e non mi piacerà mai.inutile condirlo con tutte le salse possibili anche da voi di gay tv. io so che non piace al mondo gay e in questo caso peccato per il film che magari è pure bello,sarebbe questo il secon flop per il bravissimo ferzan ozpetek .

frncsc venerdì 26 febbraio 2010 - 12.21

Ho visto il trailer stamane e mi sono cascate un po' le braccia...

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