Mine Vaganti: visto in anteprima per voi

Nel nuovo film di Ferzan Ozpetek la vera bomba non è Riccardo Scamarcio gay: è tutto il resto.

di | Entertainment

Ferzan Ozpetek va in trasferta: via da Roma, carica i suoi attori sul tettuccio della macchina come certe famiglie di un'Italia anni '60, mette Patty Pravo a palla alla radio e via, rotolando verso sud.
Abbandonati i parquet scricchiolanti, le terrazze sui Fori, gli appartamenti radicalchic della meglio (quasi) gioventù gay capitolina, il regista cammina sulle maioliche fresche di certe case pugliesi, attraversa corridoi che potrebbe aver arredato la nonna di Pietro Germi, arriva in una Lecce scolpita nella pietra. Nel bagagliaio porta ispirazioni cinefile, profumi, casse di pomodori, dialoghi, sguardi e cliché. Scarica tutto davanti alla porta di casa Cantoni, famiglia uscita dalla viscere sazie di un immaginario estetico in cui gli italiani fanno la pasta, mangiano le pastarelle e nascondono i pasticci.

 

 

Tommaso (Riccardo Scamarcio) torna nella casa paterna per togliersi un peso e far esplodere la sua bomba liberatoria, ma quando la famiglia è riunita intorno alla tavola imbandita (poteva mancare una tavolata in un film di Ozpetek?) quel bastardo monumentale di suo fratello gli scippa il momento. Antonio (Alessandro Preziosi, assolutamente credibile nel suo ruolo incendiario) gli frega dalle mani la patata bollente e fa il botto con un coming out che nessuno si aspetta. Et voilà, la mina vagante esplode. Al patriarcale Ennio Fantastichini viene un colpo, la tavolata di rovescia, il cibo si raffredda e i cocci rimangono per terra. A creare disordine.

 

mine vaganti

 

Derubato del suo Grande Momento, Tommaso dovrà fare i conti che le aspettative del padre, i teatrini familiari, la fabbrica da mandare avanti e una ragazza incasinata dalla splendide scarpe (Nicole Grimaudo, bellissima). In questo inedito ruolo gay, Riccardo Scamarcio si dipinge in faccia un'espressione da cane bastonato, come uno Step a cui hanno rubato la moto sotto il Ponte Milvio. Il processo interpretativo di "omosessualizzazione" dell'attore riesce fino a un certo punto: Scamarcio è talmente eterosessuale che seduce persino il tramezzino che gli cucina la bella Alba. Ma in fondo, come si scoprirà, la cosa importante non è questa.

 

mine vaganti

 

Le battute incalzano, i dialoghi si srotolano tra le perfidie di paese (quelle dette e quelle, ancora più perfide, non dette), la saggezza popolare si esprime ("sono dappertutto...Spuntano come funghi...Troppi ce ne stanno che a casa tengono pure moglie e figli"). Si ride, perché è in scena una commedia. Ma non lasciatevi ingannare: "Mine Vaganti" non è solo una Commedia all'italiana: è teatro dell'arte. Quello di Arlecchino, quello di Colombina, quello dei segreti di Pulcinella.

 

 

Il palcoscenico è una città di pietra, una casa disseminata di statue. Gli attori (e le attrici, straordinarie) interpretano ruoli volutamente esasperati, genuinamente stereotipati: le cameriere pettegole, la zia svampita, la sorella sveglia, il padre padrone, gli amici checche. Il figlio gay. Proprio come a teatro il pubblico finge di non scorgere le maschere allacciate sulle facce dei personaggi, che sono gli unici a non voler vedere le verità lampanti sotto i segreti di famiglia, le chiacchiere di paese e le barzellette sui "ricchioni".

 

 

E proprio in questo risiede la verità del film: nei suoi sfacciati cliché, nelle sue intelligenti macchiette, nelle sue battute feroci e nella sua anima profonda. Si ride, si sorride, e ci stringe un poco il cuore. Si esce dal cinema un po' più leggeri perché non si è visto niente di nuovo, perché finalmente ci siamo visti un po' in faccia e perché da duemila anni il teatro ha quel dono meraviglioso che si chiama catarsi.

 

E il finale, magistrale, rivela che le mine vaganti sono davvero imprevedibili, ma prima o poi, grazie al cielo, esplodono sempre.

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  • Commenti

martin_luther mercoledì 3 marzo 2010 - 1.15

Ma Ozpetek ancora contiuna imperterrito a fare film sull' omosessualità che sono di un patetico che non se ne può proprio più, io mi e vi domando ma come si fa a continuare a vedere i suoi film che non sono altro che orribili scopiazzature di altri film (ovviamente non italiani)che sono di maggior spessore e dove veramente il tema dell'omosessualità viene trattato e sviscerato in tutte la sue più articolate e profonde sfumature, film che la maggior parte dei gay manco conosce perchè in Italia di cultura omosessuale non c'è ne o se ne fa poco e niente ma per favore ma per favore ma quale Ozpetek ma quale
Scamarcio un vero patetico ridicolame peggio dei cinepanettoni!

peyote87MI martedì 2 marzo 2010 - 21.44

sempre + curiosità verso questo film...

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