Moni Ovadia: “Discriminazione gay? Basta con questa barbarie incivile”. INTERVISTA ESCLUSIVA GAY.TV
Raccontare diventa un obbligo, per non ripetere o dimenticare. Abbiamo incontrato Moni Ovadia che ci ha confessato che "per i gay ci sarà sempre".
Moni Ovadia è un maestro del racconto. A teatro, in televisione ma anche sulla carta, Ovadia racconta la storia del popolo ebraico che è la vicenda di ogni persona errante, discriminata e vagabonda. In occasione del suo spettacolo "Senza Confini" al Teatro Elfo Puccini di Milano abbiamo avuto l'occasione di incontrarlo per chiedergli da dove derivi la scelta del racconto, cos'abbiano in comune zingari ed ebrei e soprattutto cosa ne pensi della condizione omosessuale in Italia oggi.

IL RACCONTO
Canti, scrivi e reciti. Qual'è la forma artistica che pensi sia più efficace?
"Sono poliedrico ma penso che la narrazione sia la più efficace. La narrazione orale è protetta dall'Unesco. E' in grado di immettere un elemento fondamentale della comunicazione quale l'emozione e l'intimità. Si racconta per non ripetere, il caso ebraico è paradigmatico".
La scelta di raccontare sembra insita nel popolo ebraico. Dalla famiglia al cinema, sempre si racconta. Per quale motivo?
"E' vero. A pensarci bene, tutto parte dalla Bibbia, il libro che per primo fonda l'identità sul racconto. Il racconto del vissuto diventa, per il popolo ebraico come per i migranti, identità".

EBREI, ZINGARI E GAY
Gli Ebrei, così come gli zingari, sono caratterizzati dal “senza”. Mancano patria, confini ma anche armi. Cos'hanno in comune?
"Esatto. La sottrazione diventa sinonimo di certezza. E' Davide a chiedere a Dio di rivelargli la condizione di straniero. Senza patria quindi. Anche Abramo era uno spostato mentale, l'handicap è portatore di uno sguardo interiore. Il claudicante, ad esempio, è a metà tra la terra e il cielo. Così come il balbuziente nei silenzi sente la voce di Dio".
Zingari, gay, omosessuali, tutti hanno sofferto una stessa sofferenza e discriminazione. A volte però sembra che chi soffre non riesca ad unirsi in una protesta comune. Come fare?
"Si tratta di un'epopea del dolore. Di una discriminazione vergognosa simile ad un calvario. Non possiamo dirci civili con un atteggiamento simile. L'omosessualità è un aspetto della natura umana, una modalità del mondo. Non è contro natura, si tratta di una idiozia. Dobbiamo smettere con questa barbarie, autenticamente inaccettabile. Un nazismo machista. Le minoranze sono una benedizione, una forza del futuro. Lo sono i migranti, i perseguitati, le donne. Reprimere una tensione alla specialità è una pazzia".
Non hai però mai messo in scena l'omocausto.
"Senza ebrei e senza omosessuali, dice un famoso detto, non esisterebbero molte cose. Una tra tante proprio il teatro. Anche la Chiesa perderebbe una notevole riserva di caccia. La questione del matrimonio poi è assurda. Sono a favore di adozioni e voglio smetterla con questa raggelante discriminazione. E' una vergogna, anche per la sinistra".

Andrea Banfi

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