Riva: il Lady Gaga italiano. INTERVISTA
Giovane, bello, queer e ambizioso. Un ragazzo che ama la musica, conosce la musica e ne ha fatto la sua arte. GAY.tv incontra uno dei nuovi talenti italiani.
La frangia più polemica dei nostri lettori, leggendo il titolo di questo articolo, avrà pensato “eccolo qui, l’ennesimo personaggio supercool che piace tanto a quei milanesi di GAY.tv”. Diamogli un buon motivo per proseguire con la lettura di questa intervista…
Bè, potrebbero conoscere un altra Milano! Magari è la volta buona che si ricredono sugli sbrillantinati milanesi, non siamo tutti Prada-McQueen-Indie-Amo.
E’ appena uscito il tuo primo album, June Bug. Dalla presentazione apprendiamo che il disco parla di adolescenza, e che è il tuo modo per “esorcizzare i drammi e le tentazioni che hai vissuto in quel periodo della tua vita”. In tutto questo, hai solo 19 anni. La solita frangia polemica obbietterebbe: non è troppo presto per iniziare a storicizzare la tua biografia?
Più che storicizzare, il mio obbiettivo era quello di archiviare un periodo della mia vita con relativi drammi e problemi. June Bug è un modo per dire “ok, questo è RIVA di quel periodo, basta, andiamo oltre” e concentrarsi su nuove vicende ed esperienze.
Ovvio, la mia non è una riflessione su una adolescenza lontana e vissuta, è una cosa molto presente e sentita, e credo di non esserne uscito ancora pienamente, nonostante tutto.
In June Bug scrivi, suoni, canti, produci, ti occupi dello styling, delle foto, della grafica. Qual è il processo creativo che ti ha portato alla composizione di questo album?
Preciso che per l’immagine mi ha aiutato molto il fashion photographer Diego Mariotta Mendez, ma ad ogni modo posso dire di aver coordinato pienamente il progetto! è stato tutto un susseguirsi di ispirazioni, non c’è nulla pianificato a tavolino e nulla pensato per piacere ad un target, è un lavoro di puro istinto.
Qualunque cosa cool mi venisse in mente è stata agglomerata nel progetto, e ora, riascoltando il tutto, sembrano forse un pò troppe cose.
June Bug e Riva sarebbero potuti esistere senza internet? Cosa avresti fatto 15 anni fa?
15 anni fa ci saranno stati sicuramente altri mezzi, anche se credo MOLTO più complicati e meno alla portata di tutti, ma credo che se mi fosse interessato avrei sicuramente trovato un modo per dedicarmi a quello che mi piace.
Il primo verso della prima canzone del disco dice “I hate this fuckin town / I hate this fuckin nation”. Sappiamo che sei in procinto per trasferirti a Londra. Quali sono, a tuo avviso, le cose che fanno dell’Italia un paese in cui è così difficile stare?
Premetto che non penso che il resto del mondo sia molto meglio, ma essendo io italiano, certi difetti mi saltano all’occhio più facilmente.
L’Italia è sinarchica e vecchissima, i giovani sono considerati praticamente tutti dei cretini, sbandati, attaccati alle nuove tecnologie, senza morale e cose varie; i “vecchi” invece sono attaccati a qualsiasi tipo di potere e non vi si staccano nemmeno morti (persino in ambienti teoricamente “progressisti” come della moda o della nightlife.)
La meritocrazia è utopica quanto il rispetto per il diverso (e non parlo solo di omosessuali), gli interessi culturali sono sommersi dalla frivolezza e dall’apparenza.
Un disastro, ma prima o poi i “vecchi” passeranno a miglior vita e ho fiducia nelle generazioni future.
La gioventù è uno dei temi ricorrenti del disco. In “Wasted Youth” dici “I don’t wanna waste twice my youth”. Quali sono le cose fighe dell’avere 19 anni? E quali quelle dalle quali non vedi l’ora di sbarazzarti?
Secondo me tutto è figo nell’avere 19 anni: sei nel fiore della tua bellezza e lucidità, hai una vita davanti, sei pieno di speranze ed ambizioni, sei istintivo ed intraprendente.
Tuttavia in questa società, siamo schiavizzati e attaccati ad un milione di cose: internet, soldi, sfarzo, comodità, ma soprattutto dal futuro. Viviamo proiettati nel nostro “ipotetico” fallimento e abbiamo paura di fare un solo passo falso che possa pregiudicare il nostro futuro.
Io non vedo l’ora di sbarazzarmi di tutte queste pesantissime catene e potermi godere finalmente ed a pieno la mia, breve e sola, gioventù.
Hai paura di invecchiare? Troppa, ho paura di invecchiare senza soddisfazioni.
Il disco raccoglie diversi stili musicali e diversi rimandi a generi ed artisti del passato. Qual è la musica che piace a te?
Io amo tutta la musica, da Edvard Grieg a Britney Spears, da Jim Morrison agli Aphex Twins, nessuno escluso.
Tuttavia ho una predilizione per Prince, Pet Shop Boys e Madonna (e nell’ultimo periodo anche un pò per Lady GaGa).
Tu sei, a tutti gli effetti, quello che i sociologi definiscono un “nativo digitale”. La genesi e la diffusione del tuo disco lo dimostrano. Nel tuo caso la possibilità di costruire la propria identità attraverso i social network è diventato uno strumento di espressione creativa. Pensi che, in altri casi, ci possano essere anche sviluppi meno edificanti di questa faccenda?
Passando un buon 70% della mia vita sui vari Social Network, posso dire che sono una tortura per il cervello e per l’artista.
Scambiamo quantità inumane di informazioni in pochissimi secondi, è un vomito di concetti ed idee e trovo che questa rapidità sia un delitto all’arte, che diventa meno rilevante e si perde fra i milioni di prodotti che la rete ci può offrire in pochi minuti.
Non so se rendo l’idea, è come se dipingessi un opera bellissima e poi la buttassi fra un mare di altre opere. Ovvio, qualcuno la vedrà sicuramente, ma sarà persa fra le altre in men che non si dica.
Non giriamoci attorno: oltre ad essere un bravissimo musicista, sei anche molto bello. E quindi non posso esimermi dal porti la domanda che si fa a tutti i belli e bravi: in che modo pensi che la bellezza possa aiutarti nel tuo lavoro?
Purtroppo, si. é avvilente quando un fan mi scrive, “wow sei bellissimo... ...e bravino!” o cose del genere. In questi casi vorrei avere un fucile e sfigurarmi come Shannon MacFarland di Invisible Monsters. Ma temo che poi la gente mi ascolterebbe solo perchè non ho la mascella. L’apparenza vende più della musica, ahimé.
Appuntamento qui tra un anno. Dove speri di essere arrivato nel frattempo?
Spero di aver già conquistato il mondo ed essere impegnato nella conquista di Marte e Venere, lol hahah, ma credo sia giusto un pò difficile!
“June Bug è una personale e masturbatoria parodia delle mie zone d’ombra, il mio modo per salutarle screditandole pubblicamente”. Ha funzionato?
Sinceramente? no.
Sono ancora nel pieno del mio periodo adolescenziale e nel pieno delle mie paturnie, però almeno lo so; anche se comunque June Bug mi ha aiutato a conoscermi, è stato un lavoro coraggioso.
Pensavo di intitolare questo articolo “Riva, ecco il Lady GaGa italiano”. Lo faccio?
Loool ahhaha ma anche si così magari lo legge più gente! <3
Nadir Catalano

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Giusto che venga intervistato e pubblicizzato, se non altro per dimostrare che qualcosa lo si può fare, a prescindere di chi sei e cosa fai.
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