SCATTI DI TEATRO LESBICO, L`ANTOLOGIA CHE MANCAVA

È finalmente in libreria l’antologia di teatro lesbico ‘ScAtti di teatro lesbico’. Il volume è a cura di Eleonora Dall’Ovo, teatrante amica di vecchia data di GAY.tv e conduttrice de ‘L’altro Martedì’ su Radio Popolare. Le abbiamo rivolto qualche domanda.

di | Entertainment

È finalmente in libreria l’antologia di teatro lesbico ‘ScAtti di teatro lesbico’ che raccoglie le drammaturgie di quattro autrici italiane. Il volume, con l’introduzione di Eleonora Dall’Ovo e la conclusione della sociologa Sveva Magaraggia, mette in luce aspetti socio-economici, politici e teorici legati alla produzione e alla fruizione del teatro lesbico. GAY.tv ha rivolto qualche domanda a Eleonora, teatrante amica di vecchia data di GAY.tv e conduttrice de ‘L’altro Martedì’ su Radio Popolare







Un’antologia di teatro lesbico era necessaria?
Il teatro lesbico fatto da professioniste lesbiche circuita in rassegne teatrali omosessuali e non da almeno dieci anni, ma malgrado questa vivace attività esso non ha mai avuto un riconoscimento da parte del Teatro ufficiale proprio perchè non era mai stato pubblicato ovvero  trasformato  in  drammaturgie vere e proprie. I testi delle teatranti lesbiche fino a questa antologia sono sempre stati semplici copioni. Era necessario trasformarli in drammaturgie non solo per lasciarne traccia nella storia del teatro italiano, ma anche per ufficializzare l'esistenza di un teatro lesbico in Italia. I critici teatrali in Italia sono ancora legati al concetto che il teatro per prima cosa è letteratura e non presenza e invenzione scenica. In Gran Bretagna e in Francia il teatro lesbico non ha bisogno dell'attestazione drammaturgica per esser riconosciuto e  inserito nelle rassegne teatrali, perchè si è capito che il teatro è molto di più che un testo letterario. Non esiste un concetto solo di teatro, ma più modi di fare teatro. In Italia questo è ancora un concetto strano e troppo innovativo.
 
È vero che questa realtà è un po’ discriminata?
Il teatro lesbico non è discriminato in sé, diciamo che è discriminato il teatro pensato e realizzato dalle donne. La donna in teatro è più pensata sul palco come attrice, essenzialmente bella e accattivante, piuttosto che impegnata in regia o nella scrittura scenica. C'è ancora molta diffidenza ed incredulità che le donne possano fare bei spettacoli quanto un uomo. Insomma ci sono ancora un bel po' di stereotipi da rompere.
 
Nelle opere è presente una nuova visione, uno sguardo diverso del lesbismo?
Sì certamente. In passato quando  si vedevano delle lesbiche in scena queste erano o delle pazze omicide o delle educande che facevano sesso tra  loro solo  per prepararsi al vero rapporto con il maschio. Essere lesbica non era una scelta, era una conseguenza dovuta ad un trauma o una circostanza occasionale perchè non c'erano uomini capaci intorno. Si trattava di spettacoli in cui la lesbica era un oggetto sessuale per occhi di maschi e non un soggetto pensante, che operava una scelta fuori della norma   Basta leggere le Serve di Jenet, La Governante di Brancati o Vecchi Tempi di Pinter per capire cosa intendo, questi danno una immagine delle lesbiche vecchia e stereotipata.  Con noi teatranti lesbiche, bhe la lesbica non è più un oggetto sessuale per uomini, una mentecatta, una poveretta che non ha mai provato un vero uomo, no le nostre lesbiche siamo noi,soggetti, donne che amano altre donne senza istinti omicidi, ma soprattutto felici ed orgogliose di essere lesbiche.
 
L’autrice che senti più vicina?
La mia maestra di teatro è Laura Curino, scrive e recita in maniera magistrale e porta in scena storie di donne con una grazia e profondità unica. L'autrice che sento più vicina è Virginia Woolf, lei mi ha fatto capire cosa significa  scrivere di donne e per le donne. 







ScAtti di Teatro Lesbico
Drammaturgie di teatranti lesbiche

a cura di Eleonora Dall'Ovo
Il Dito e la Luna

115 pagine
12 euro


 


redazione@gay.tv

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  • Commenti

shrylah martedì 8 agosto 2006 - 0.00

Anche io resto basito dinanzi a queste notizie.
Però mi chiedo se questi uomini ricchi che vengono uccisi chi si portano a casa? Giovani? Dei marchettari? Magari anche rumeni, albanesi e company?

demetrio73 lunedì 7 agosto 2006 - 0.00

non ho parole

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