Se i lavoratori gay della Fiat si sentissero più a loro agio...
Parla il fondatore dell’associazione PARKS che aiuta le aziende a creare ambienti di lavoro inclusivi e rispettosi di tutti i dipendenti e in particolare di quelli LGBT. E cita Ikea, Johnson&Johnson, Telecom Italia e Citi tra le aziende che si stanno già avvalendo della consulenza di PARKS.
È operativa da qualche settimana, patrocinata dal Ministero per le Pari Opportunità, l’associazione no-profit “PARKS Liberi e Uguali”, che nel suo pay-off “Working for GLBT people at work” ben sintetizza la sua missione di aiutare le aziende socie a offrire alle persone LGBT un percorso professionale soddisfacente. Un progetto portato avanti da Ivan Scalfarotto, a cui abbiamo chiesto di rispondere ad alcune domande inerenti questa iniziativa, che vorrebbe introdurre nel mercato del lavoro italiano il principio della diversity come ricchezza a cui le aziende dovrebbero riservare il giusto investimento, di energie ed economico.
"Parks" è un’associazione che aiuta le aziende a trattare nel miglior modo possibile i propri dipendenti LGBT. Perché un’azienda dovrebbe investire del budget su questa finalità?
Perché il capitale umano è la risorsa più preziosa e strategica che un’azienda abbia a sua disposizione. Poter contare su persone motivate e soddisfatte, fidelizzate a un'azienda nella quale si sentono rispettate e incluse può costituire un vantaggio competitivo enorme. Senza contare i vantaggi nel momento in cui la reputazione di luogo di lavoro di eccellenza arriva a essere nota sul mercato del lavoro: questo pone l'azienda nella migliore posizione per assumere le persone di maggior talento sul mercato.
Faccio l’avvocato (comunista) del diavolo (notoriamente comunista): questo tipo di approccio al lavoratore altro non è che un modo per sfruttarlo al meglio...
Se l'ottica fosse quella per cui lavorare in un'impresa significa essere sfruttati, forse sarebbe così. A me pare invece assodato che in questo secolo le persone auspichino che il lavoro sia per loro soprattutto uno strumento indispensabile per crescere professionalmente e realizzarsi come persone.
A parte gli scherzi: esiste un concreto indice di produttività che tende a salire se il lavoratore LGBT può esprimere liberamente se stesso sul posto di lavoro e con i colleghi?
In Gran Bretagna e negli USA si sono fatti studi che dimostrano che sottrarre le persone LGBT allo stress derivante dal lavorare nel terrore di essere scoperti ed evitare che si concentrino soprattutto sul costruire e gestire per sé un personaggio che non corrisponde loro, rende la performance lavorativa molto migliore in quanto li rasserena e li lascia concentrare soltanto sul lavoro.
In generale un lavoratore LGBT che tipo di problemi può incontrare sul posto di lavoro??
Il primo è la paura, spesso il terrore, di essere scoperti e discriminati. Poi c'è appunto lo stress da gestire per evitare di toccare tutti quegli argomenti che hanno a che fare anche vagamente con la propria vita privata. Ancora: c'è il fatto che proprio questo sottrarsi alla conoscenza dei colleghi e il partecipare meno alla vita sociale in azienda li fa considerare meno affidabili in luoghi di lavoro in cui la circolazione delle informazioni è spesso un fattore fondamentale per il successo professionale. Faccio un esempio: dovendo promuovere qualcuno, il capo gerarchico sceglierà il collega di cui conosce moglie e bambini e di cui sa vita, morte e miracoli o quel collega che misteriosamente non parla mai di sé, né di cosa fa nel weekend e che mai viene alle cene aziendali (per non lasciare a casa il partner che non può mostrare)? Poi c'è anche un tema di equità: se l'assicurazione aziendale copre le famiglie, perché dovrebbe lasciare scoperte le famiglie gay? Se così fosse vorrebbe dire che la retribuzione dei dipendenti varierebbe sulla base dell'orientamento sessuale.
"Parks" come agisce? Entra in azienda ed entra in contatto con i lavoratori LGBT per conto dell’azienda stessa, oppure trasferisce a quest’ultima il know how su come creare un ambiente di lavoro idoneo per lesbiche, gay, bisessuali e transessuali?
Parks è un'associazione di imprese e quindi lavora per le imprese. E' una specie di società di consulenza (ma rigorosamente no profit) che mette a disposizione delle Direzioni Risorse Umane il know-how necessario a realizzare un ambiente di lavoro inclusivo e rispettoso di tutti, indipendentemente dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere.
Dal punto di vista delle risorse umane di un’azienda, ci sono vantaggi oggettivi nell’avere un lavoratore LGBT??
Tutte le aziende hanno lavoratori GLBT, è statisticamente impossibile che accada il contrario. E dunque la miglior cosa da fare è fare in modo che anche quei lavoratori, come tutti gli altri, siano messi in grado di dare il meglio di sé.
“Parks” è soltanto per grandi aziende??
No, Parks si rivolge a tutte le aziende. E infatti tra i nostri soci c'è un'azienda con 300 dipendenti e un'azienda che ne ha 56 mila soltanto in Italia.
“Parks” rilascia una sorta di “certificazione” di cui l’azienda può fregiarsi sul mercato del lavoro?
Il fatto stesso di iscriversi a Parks è indice di un impegno formale e comunicarlo all'esterno è già indice che le aziende socie hanno fatto un coraggioso passo verso la comunità LGBT. Il primo intervento che Parks compie, comunque, è quello di verificare con il Dipartimento Risorse Umane che le politiche e le norme interne non creino discriminazioni nei confronti dei lavoratori LGBT e di lavorare per la loro rimozione. In futuro prevediamo di rilasciare una certificazione vera e propria anche perché il tema non è solo quello "difensivo" della rimozione della discriminazione ma anche quello "positivo" della creazione di un ambiente di lavoro idoneo allo sviluppo professionale e personale delle persone GLBT nei luoghi di lavoro.
In un paese perbenista come l’Italia c’è un rischio “rebound”, cioè il rischio che per un’azienda diventi controproducente comunicare una sensibilità rispetto alle persone LGBT?
Insomma...non ce li vediamo Barilla e il suo Mulino Bianco a fare un passo del genere. ?Convincere un'azienda ad entrare in Parks è operazione molto delicata e complessa. Le aziende valutano senza dubbio questi aspetti e riflettono con grande attenzione prima di fare il passo. Purtroppo in Italia l'omofobia non è stigmatizzata ma è lo standard: "aprire" alle persone LGBT è una posizione eccentrica che va spiegata e giustificata e non il contrario, come avviene in tutto il resto del mondo avanzato. Eppure esistono multinazionali che credono che i valori dell'inclusione, del merito, del valore e del rispetto siano parte del proprio DNA e vogliono vederli realizzati anche in Italia nonostante tutto. Così come purtroppo esistono multinazionali che sono assolutamente all'avanguardia in altri paesi e in Italia risultano molto più timide e caute di quanto la loro reputazione a livello globale meriterebbe. Quanto alle imprese italiane, il discorso si fa ancora più complesso, ma per fortuna esistono aziende che capiscono bene il valore di certe politiche di inclusione e vanno avanti nonostante le difficoltà. Penso per esempio a Telecom Italia che ha un eccellente ufficio che si occupa proprio di "people caring", di fare in modo cioè che l'esperienza di lavorare a Telecom Italia sia positiva per tutti, a 360 gradi.
Il nome “Parks” è ispirato a Rosa Parks, la mitica attivista afroamericana che nel 1955 non volle lasciare il suo posto sull’autobus per far sedere un bianco, riconosciuta dalla storia come l’apripista simbolico del riconoscimento dei pari diritti razziali negli USA, che cinquant’anni dopo hanno eletto Obama alla Casa Bianca. “Parks” non affronta solo le discriminazioni verso persone LGBT??
Parks si occupa di "Diversity" in generale, ma vuole avere un taglio specifico sulle tematiche LGBT. Questo perché orientamento sessuale e identità di genere sono gli aspetti più facilmente negletti delle pari opportunità. Abbiamo scelto il nome di Parks perché Rosa Parks affermò la sua dignità in un gesto piccolo e quotidiano della vita come quello di prendere l'autobus. Anche lavorare fa parte delle cose quotidiane della vita e quindi l'insegnamento della grande attivista nera è che la dignità delle persone non ha a che fare solo con le grandi ideologie o con la battaglie della grande politica. Si può difendere il rispetto per se stessi e per gli altri anche prendendo l'autobus o andando a lavorare ogni mattina.
Vogliamo ricordare ora qui le aziende che si stanno già avvalendo dei servizi di “Parks”??
Certo, con grande piacere, anche perché va loro riconosciuta una visione e un coraggio non comune nel nostro Paese. I nostri soci sono: Citi, che è una delle più grandi banche al mondo; Johnson&Johnson e Ikea, marchi che tutti conoscono; Eli Lilly, che è una multinazionale americana del farmaco; Linklaters, uno dei più grandi studi legali al mondo; Telecom Italia, la più grande azienda di telecomunicazioni in Italia, e il Gruppo Consoft che si occupa di Information Technology.
Com’è possibile che un’azienda come FIAT, così proiettata nella modernità globalizzata e così attenta al tema della produttività, non si avvalga di una così preziosa consulenza?
Magari lo farà tra poco... Approfittiamo per invitarli subito?
Il sito di PARKS: http://www.parksdiversity.eu
Giuliano Federico

supeer86 martedì 16 agosto 2011 - 15.12
dolilos giovedì 24 marzo 2011 - 22.35
Only venerdì 4 marzo 2011 - 13.00
Jonnydepp1967 giovedì 3 marzo 2011 - 19.49
La Fiat non è affatto una azienda moderna globalizzata, io ho avuto diversi contatti con loro per lavoro e sono più ingessati di una mummia nella piramide, sono rigidi, bigotti e perbenisti come i peggiori torinesi, molto molto lontani dall'immagine che Lapo avrebbe voluto per il marchio e il brand. Era ironico quel "proiettati"???
Translator1968 mercoledì 2 marzo 2011 - 22.47
Barilla... Fiat.. lasciamo perdere!!!
peyote87MI mercoledì 2 marzo 2011 - 12.51
Only mercoledì 2 marzo 2011 - 10.05