SHOCK: si fa montare una camera dietro la testa

L’artista Wafaal Bilal inizierà un esperimento di un anno durante il quale tutta la sua vita sarà condivisa attraverso un museo.

di | Entertainment

Wafaal Bilal, iracheno, professore di fotografia della New York University, si farà implementare una camera dietro alla testa. Che manderà un flusso live streaming di immagini ai visitatori del Mathaf, l’Arab Museum of Modern Art del Qatar che ha investito in questo progetto. Inoltre per un anno questa camera scatterà una foto al minuto. La raccolta di questi scatti diventerà materiale di un’opera artistica contemporanea. L’opera, chiamata La terza “i”, vorrebbe esplorare l’inaccessibilità del tempo e l’incapacità umana di catturare la memoria e l’esperienza. Per ovviare alle polemiche riguarda alla privacy degli studenti sollevate dall’Università, Wafaal Bilal, che già in passato si era distinto per provocazioni legate all’aggressività militare americana rispetto al suo paese d’origine, si è detto disposto a oscurare la camera durante le lezioni. La microcamera sarà applicata mediante un’operazione chirurgica sulla parte posteriore della testa di Bilal.

È interessante osservare come l’arte contemporanea sia oggi l’unica frontiera intellettualmente libera per porre domande fondamentali del nostro prossimo futuro. Dove porta l’estrema condivisione delle nostre vite attraverso la comunicazione elettronica? Quanto ancora riusciremo a contenere dentro la definizione di “privacy” questo bisogno così umano di raccontare se stessi e rendere di dominio pubblico la propria vita e le proprie esperienze individuali? E visto che quest’opera sottolinea quel senso di inadeguatezza che noi umani abbiamo rispetto alle nostre limitate capacità organiche di memoria e conservazione dell’esperienza, fin dove ci spingeremo a installare protesi meccaniche sui nostri corpi per ovviarvi? Di più: se il nostro artista viene ingaggiato da un museo affinché la sua vita venga distribuita in streaming, come e quando cominceremo a porci la domanda di come tutte le nostre esperienze possano convergere in un unicum di scibile da condividere e far diventare patrimonio collettivo?

Domande che possono suonare oggi assurde, ma che un giorno ci porremo seriamente. Il mio inutile ma incoraggiante applauso, dunque, a quel pazzo scatenato di Wafaal Bilal che non per nulla nel 2008 si era inventato un videogioco nel quale si trasformava in un avatar kamikaze che si faceva esplodere accanto a Georg W. Bush. E nel 2007 si era rinchiuso in una galleria di Chicago per un mese, lasciando che chiunque potesse sparargli addosso vernice con una pistola controllata in remoto via internet.

Giuliano Federico

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  • Commenti

eliza* domenica 21 novembre 2010 - 22.17

io appoggio pienamente le sperimentazioni in campo artistico,il tema è interessante e interessante..tema molto attuale..ma questa moda degli ultimi anni di cercare clamore e fare scalpore attraverso opere/installazioni/performance etc non mi piace.o forse l'artista con questa performance punta a denunciare proprio tutto questo?forse si :)

BelBoyNapoli venerdì 19 novembre 2010 - 21.24

Che s'addà fa pe campà!

peyote87MI giovedì 18 novembre 2010 - 19.45

installata nella testa però no su!

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