Sister Act - il Musical molto divino e molto italiano
A Milano, ha debuttato ieri il musical coprodotto da Whoopi Goldberg. Deloris a teatro ha tutto il meglio di Broadway e forse il peggio dell'Italia?
Se la santità la vogliamo far coincidere con "lo stare molto allegri", allora Sister Act ha tutte le caratteristiche in regola per essere un musical divino. Il binomio "risata=santità", oltre che appartenere alle parole di Don Bosco, sembra infatti essere anche il tema conduttore della versione italiana del celebre film portato ora a teatro.
Sbarcato direttamente da Broadway dopo essere passato per l'Europa, il musical di Stage Entertainment per l'Italia sceglie Milano e Roma, ma soprattutto cast, testi e temi italiani. A coprodurlo, anche con la speranza di "rendere le suore divertenti", è il premio Oscar Whoopi Goldberg, madrina della serata speciale che ieri ha segnato il debutto sul suolo italico della scatenata Deloris Van Cartier, "come la gioielleria" e consorelle.
Del film, ancora molto amato e universalmente conosciuto, rimane l'idea di base, lo sviluppo della storia (ma non sempre) e l'energia, del Paese che ospita tutto il resto. In un'ambientazione tra una Philadelphia anni '70 e la Rozzangeles "progressista" dei giorni nostri, una chiesa in crisi di fedeli (ma soprattutto di fondi) rischia di essere acquistata dalla coppia di stilisti "dell'altra parrocchia". Cosa riuscirà a dissuadere i (perfidi?) Mr. Rocco e Mr. Barocco dal fare delle volte del convento "Regina degli Angeli" un atelier? Di certo una rifugiata "vestita come un Carro di Viareggio" dalle indiscutibili doti sceniche e canore, disperatamente bisognosa di un rifugio, può tornare parecchio utile.
In ambientazioni ben riuscite (la Chiesa fra tutte), le musiche passano dal gospel al movimentato soul in un mix ben orchestrato ma meno orecchiabili delle memorabili "I will follow him" e "Salve Regina". La vicenda di Suor Maria Claretta che incontra l'Italia non perde certo in energia (complice anche la notevole bravura degli interpreti, ben diretti) ma ne subisce forse un po' troppo i limiti. Si ride del trans che fa rima con punk, del travestito scambiato per la vistosa ricercata, si allude all'inno dei Mondiali che furono, non si è tenerissimi con i neri...
"Quando si ha la fortuna di avere qualcosa di meraviglioso tra le mani è importante passare ad altri il testimone" ha dichiarato Whoopi accompagnando il debutto del musical nel 2009. Se il paragone del film può essere scomodo ed ingiusto, era davvero indispensabile il ricorso ad un'allegria così nazionalpopolare?
Andrea Banfi

peyote87MI sabato 29 ottobre 2011 - 12.29
poshvenus venerdì 28 ottobre 2011 - 20.15
Translator1968 venerdì 28 ottobre 2011 - 19.40
Se uno non sa l'inglese nel 2012 se ne sta a casa sua, un musical è una opera d'arte e quindi va gustata nella lingua con le sfumature originali.
Capisco tradurre un musical cinese, ma che c'azzeccano certi testi con Sister Act???