Variabili Umane. Ricordare le vittime, raccontare le storie. INTERVISTA

Nel giorno in cui si ricordano le vittime della transfobia, abbiamo incontrato chi racconta le "variabili umane" insegnandoci che ogni desiderio non può che racchiudere una paura. La parola alla regista Marcela Serli.

di | Entertainment

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Oggi per la comunità LGBT è una giornata importante. Ogni 20 novembre si celebra il Transgender Day of Remembrance(TDoR) commemorando le vittime dell'odio e del pregiudizio nei confronti delle persone transessuali.

 In Italia sono numerose le iniziative. Noi per raccontare questo momento abbiamo incontrato Marcela Serli, "donna biologicamente femmina" in questi giorni a teatro con lo spettacolo "Variabili Umane". La pièce teatrale, vincitrice del premio Tuttoteatro.com alle Arti Sceniche "Dante Cappelletti" 2010, racconta con ironia, strazio, odio e amore le diverse possibilità dell'identità umana.

Che ci riguardano tutti!

Un concetto centrale dello spettacolo è l'identità perduta. Dalla paura, al desiderio. Ci spieghi?

Dobbiamo chiederci: a chi serve la mia identità, è utile a qualcun altro? L'identità, di genere e non, è un desiderio, un luogo da raggiungere, non qualcosa che viene dato o imposto. Dobbiamo fare noi la nostra identità, farla combaciare con i nostri desideri. Cosa ti rende felice, questo è identità. Una visione utopica che vuol dire anche saper guardare e affrontare le paure.

La transessualità come condizione di esclusione, ma in fondo siamo tutti "in definizione".

Dove stanno i desideri? Esiste un luogo dove devo andare, e una serie di ostacoli da affrontare. Il mio spettacolo ed in genere il mio lavoro è critica sociale, teatro antropologico, fatto di domande urgenti e necessarie.

La cosa più importante sarebbe dare il peso giusto alla propria immagine, più peso a quello che sono veramente. Non più peso al mio vestito. Questo potrebbe essere un momento molto interessante da cui partire.

Per natura, siamo l'unione di uomo e donna. Perchè la società non ammette i transessuali? Da dove partire per migliorare le cose?

In questa linea retta, tra uomo e donna, nessuno, neanche Valeria Marini o Schwarzenegger, rappresenta un estremo. Tanto per rifarmi a due prototipi anni 80. Maschi e femmine non esistono neanche biologicamente. Tutti partecipiamo di un intersessualismo più o meno pronunciato. Adeguare la propria anima al proprio corpo è possibile, ma a me interessa il viceversa.

Come nasce lo spettacolo e come hai raccolto le storie?

L'anno scorso ma forse anche prima, ho preso una decisione. Dopo aver incontrato uno scrittore transessuale mi sono accorta che non conoscevo nulla del mondo trans e me ne sono vergognata. Riguarda tutti noi. Ho deciso di aprire un laboratorio di incontro tra artisti, coinvolgendo diverse associazioni. Racconti, storie, persone: il tutto con una forte dose di verità. Ne è nato uno spettacolo che racconta le infinite possibilità dei sentimenti umani, dove si ride e ci si commuove, c'è tutto questo. Un paradiso che puzza di merda, come la vita.

In Spagna il futuro dei matrimoni gay è a rischio. Tu sei argentina. Cosa vedi nel futuro dei diritti LGBT?

L'Europa è piena di sorprese. Io ho amiche che si sono sposate a Barcellona. Qualsiasi cosa accada, a elezioni concluse, ci sarà un'altra possibilità in un altro Paese. L'Argentina, paese maschilista per eccellenza, ha approvato il matrimonio ed il documentario “Il matrimonio” lo racconta benissimo (guarda il trailer). Sull'Italia ho qualche dubbio. Non la vedo molto positiva. Ti avevo detto che voglio inserire l'enciclica sulla cura degli omosessuali di Papa Benedetto XVI nel nostro spettacolo?

Per maggiori informazioni: ATIR Teatro Ringhiera

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Only domenica 20 novembre 2011 - 10.41

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