Zigulì. La vita dolceamare di un papà con figlio disabile. LEGGI
Il libro Zigulì, edito da Mondadori, non ha bisogno di molte parole, basta il sottotitolo: "la mia vita dolceamara con un figlio disabile". L'opera di Massimiliano Verga sulle prime ha irritato molte persone perché racconta la vita quotidiana e il senso di impotenza di un padre con un figlio gravemente handicappato. Chi è andato avanti gli ha però riconsciuto un amore senza retorica... Chi lo ha letto lo ha definito crudo, potente, intenso; noi lo abbiamo frammentato in piccole pillole, dolci e amare come il titolo.
l'autore
Massimiliano Verga ha 42 anni. Insegna sociologia del diritto all'Università degli Studi di Milano-Bicocca, divertendosi molto. Ama la montagna ma vorrebbe vivere al mare, se non fosse che i suoi figli e San Siro sono a Milano.
destinatari
Per chi vuole aprire gli occhi, per chi vuole chiuderli. Per chi ha avuto il coraggio di rincorrersi. Per chi è scappato, da qualcosa o qualcuno. Per chi rimane se stesso, comunque. Per chi vorrebbe. Per chi se ne fotte (Massimiliano)
la citazione
"Con Moreno è come camminare in un prato pieno di margherite: non sai dove mettere i piedi, per paura di schiacciarle"
l'intervista
"Magari un giorno mio figlio mi dicesse: vaffanculo" (Vanity Fair)
l'esperta
"devo farti i complimenti...non per il coraggio ma per la maturità. Sono una psicologa e ho lavorato qlc anno con ragazzi e famiglie con importanti disabilità, non è facile incontrare un papà così lucido, in grado di pensare alla realtà e non negarla assumendo il ruolo di un genitore in abnegazione, ma essere un papà che pensa ed esprime la realtà di ciò che troppo spesso prova... Freud diceva che il pensiero (io aggiungo soprattutto se sincero) implica la sospensione dell'azione...credo ti aiuterà molto nel tempo" (Silvia - psicologa)
i figli sani
Tutta la lacerazione del cuore paterno si legge nelle pagine finali del libro, dedicate a Jacopo e Cosimo: «È inutile dirvi che devo pensare innanzitutto a Moreno, per il "dopo". Quelle quattro noccioline che avrò messo da parte, dovrò metterle nelle sue tasche, perché lui non potrà raccoglierne altre. Voi sì». E ancora, il testamento: «Per me voi siete liberi. Non vi passerò per forza le responsabilità che non siete tenuti ad assumervi... Quando sarò costretto a fermarmi, se sarà ancora al mio fianco, Moreno dovrà prendere la mano di qualcun altro per proseguire. Se non sarà la vostra, vi chiedo soltanto di trovarne un'altra» (da «Il tuo cervello è una Zigulì» su Corriere.it)

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