Clemente Russo e Saviano: il pugile e la chiavica. FOTO GALLERY
Tatanka, ovvero: diventare pugile per non diventare mafioso. Dai racconti di Saviano "La bellezza e l'inferno", un film su Clemente Russo pugile da reality e simbolo di riscatto civile.
Un pugile à metà tra l'epica di Rocky e il trash del reality show; uno scrittore simbolo della lotta alla mafia e in odor di santità mediatica. Una coppia improbabile per un progetto bizzarro, che però, se ci pensate, ha un senso. Nome in codice: Tatanka.
Tutto inizia qualche tempo fa, quando Roberto Saviano pubblica la raccolta "La bellezza e l'inferno": scritti, articoli e racconti. Tra questi c'è anche una storia di boxe, un piccolo affresco della nobile arte in salsa partenopea. Il titolo è Tatanka Skatenato.
Tatanka è il soprannome di Clemente Russo, campione del mondo dilettanti nella categoria dei pesi massimi, medaglia d'argento a Pechino, ex concorrente del reality show "La Talpa", ex scugnizzo di Marcianise. Un po' eroe epico di quelli che solo la boxe sa forgiare a forza di pugni, un po' semi-vip nostrano arricchito dai reality, lustrato e lucidato, di quelli che vanno in tv la domenica pomeriggio a cantare con la moglie di Briatore e che si sposano con un frack bianco e cappello a cilindro degno di Snoop Dog.
Di Clemente Russo, Saviano aveva voluto sapere tutto, soprattutto l'infanzia scandita da orari di coprifuoco, rumori di sparatorie nei vicoli, conti dei morti a fine anno. Quanti compagni di scuola non ci sono più? Quanti sono spariti, assorbiti dal ventre molle della camorra? Tatanka Skatenato parla proprio di questo: del riscatto attraverso il ring, della boxe come alternativa al crimine. Diventare pugile per non diventare mafioso, tirare pugni per non sparare proiettili.
Ora il racconto diventerà un film, per la regia di Giuseppe Gagliardi: prenderà ispirazione dal testo di Saviano, e il protagonista sarà Clemente Russo. A Vanity Fair il pugile racconta come la sua storia sia diventata prima racconto e poi pellicola, e soprattutto del suo rapporto con Roberto Saviano, affascinato dai guantoni.
"Aveva cominciato a venire ad allenarsi e aveva sempre dietro la scorta. Le mamme dei ragazzini che venivano in palestra si sono ribellate, avevano paura che succedesse qualcosa e lui allora si è tirato indietro per evitare che avessero problemi". La boxe, a volte, può salvarti dalla camorra. Ma non dalla paura che essa incute. Ma come era, come pugile Saviano, chiede l'intervistatore a Russo.
"Una chiavica".


A_Devil93 sabato 7 agosto 2010 - 21.33
air128 sabato 7 agosto 2010 - 19.42
peyote87MI mercoledì 4 agosto 2010 - 18.47
ludoilmoro mercoledì 4 agosto 2010 - 17.32
robbypasty mercoledì 4 agosto 2010 - 15.31
LicanDrake mercoledì 4 agosto 2010 - 14.17
wotan68 mercoledì 4 agosto 2010 - 13.37