Francesco Micheli: "Il teatro drag è una cosa seria". INTERVISTA

Regista poliedrico e fantasioso Francesco Micheli è scampato alle Olimpiadi di Torino tirando fuori la sua anima drag. Con GAY.tv ha parlato di "fottuto conformismo degli attori", rabbia di un gay represso e del perchè il teatro drag è una cosa seria.

di | Lifestyle

Francesco Micheli

GAY.tv torna ad incontrare il teatro e lo fa avvicinando Francesco Micheli. Regista nato nella Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi, si è distinto tra opera lirica, ricerca e spettacolo. Quest'anno lo vedremo in scena anche con le Nina's Drag Queens: gli abbiamo chiesto come si fa a conciliare San Vittore e Olimpiadi di Torino, cosa accomuna Alice nel Paese delle Meraviglie ed un omosessuale represso finendo con una dichiarazione sulla "serietà" del teatro drag.

Regista d'opera, ideatore di concerti e spettacoli, professionista del teatro lirico di ricerca. Cosa scegli?

"E' sempre difficile capire chi sono i padri, ma di sicuro l'opera lirica è madre. E' il genere che mi rende più riconoscibile, quello che coltivo da più tempo. Noi attori soffriamo di un fottuto conformismo: soffriamo di un grande bisogno di piacere. L'opera, i concerti, gli spettacoli, il teatro di ricerca sono strade parallele, come l'insegnamento a Brera. La musica per raccontare storie è il segreto della lirica".

Hai messo in scena Alice nel Paese della Meraviglie con i bambini di Palermo. Quali difficoltà hai incontrato?

"C'è un equivoco di base: che sia una storia per bambini. E' letteratura per infanzia: ma non significa che sia plastica e zucchero filato. A Palermo ho ripreso Carroll esaltandone la sua capacità di immedesimarsi nello sguardo dei bambini. Il loro mondo, splendido e terribile, era la loro città. Come Alice nel Paese delle Meraviglie avevano purezza e caparbietà".

Un testo che sogni di mettere in scena?

"Mi piacerebbe molto il Signore delle Mosche. Magari proprio con voci bianche di bambini. Un testo fortissimo, che mi ricorda la mia carica di dolore da omosessuale represso di un tempo".

Dal carcere di San Vittore alle Olimpiadi a Torino. Quale palcoscenico è stato più complicato?

"Sono realtà antitetiche queste, quasi imparagonabili. Le complessità tecniche legate alle Olimpiadi  hanno tirato fuori la mia vocazione drag. Ho messo in scena la Regina delle Nevi, la favola in chiave drag è stato l'unico modo per non annegare tra sponsor e politica. A San Vittore ho assaporato il senso del teatro come momento di frontiera. Il pubblico che avevo davanti aveva voglia di teatro. E' stata un'esperienza fondamentale".

Come nasce la tua collaborazione con le Nina's Drag Queen?

"Sono tornato a casa in un certo senso. Il travestitismo fa parte proprio del mio immaginario infantile. E' un sogno, mi sono sempre sentito come lo spettatore di un film. Nel parlare di drag si deve sempre fare i conti con la componente amatoriale, ma qui dalla rivista voglio passare ad un teatro drag. Proprio a partire con il Giardino dei Ciliegi. Il teatro drag è una cosa seria. Recitare in maschera è più semplice, ma bisogna andare oltre il gioco drag. L'immedesimazione con la maschera diventa forte".

Andrea Banfi

 

 

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  • Commenti

peyote87MI mercoledì 21 dicembre 2011 - 20.57

ma il teatro è sempre bello!=D

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