I gay in cucina: Nonna papera o Contacalorie?
Please don't feed the gays. Le avventure di una Alice etero nel Paese delle Meraviglie gay. Puntata I: i gay in cucina.
Un po' Indiana Jones, un po' Alberto Angela, un po' redattrice di GAY.tv: vivere nella redazione del webmagazine lgbt più cool (più hot, più shock, più top) d'Italia può avere un impatto un tantino traumatizzante su un'ingenua fanciulla eterosessuale. Ma poiché la fanciulla in questione è dotata di sprezzo del pericolo, istinto di ricercatrice e curiosità antropologica, nulla la può fermare. Ecco dunque un viaggio semiserio pseudoscientifico e metadelirante alla scoperta di una specie affascinante, unica e anche un po' pericolosa: il Gay Urbano. Una serie di appuntamenti per conoscere e esplorare gli usi, i costumi, le tradizioni e le manie di questo esemplare metropolitano visto con gli occhi di una insider eterosessuale. A chiunque mi voglia seguire in questa analisi raccomando cautela, sarcasmo, autoironia e soprattutto il rispetto della Regola Numero Uno: please don't feed the gays.
PUNTATA 1
Questo articolo deve cominciare con un doveroso atto di onestà intellettuale: non sono brava in questa specifica cosa. Sono brava a ordinare al ristorante, sono un diavolo a scegliere le pizzerie, e potrei dirvi su due piedi dove mangiare il il fusion nippo-brasiliano più buono che possiate immaginare. Per il resto mi limito a nutrirmi. Brucio il sugo. Brucio la carne. Brucio i sofficini Findus. Brucio il soffritto. Brucio il caffè. Brucio il gelato. Cucinare per me significa assumere il maggior numero di calorie possibile sporcando un piatto solo. E' pertanto con un misto di ammirazione, timore e profonda incredulità che mi accosto all'argomento della mia indagine: I GAY E LA CUCINA: un'analisi antropologica sulle abitudini alimentari, delle usanze culturali, delle mode, delle manie degli happy hour del Gay Urbano.
Il Gay Urbano medio ha con il cibo un rapporto più complesso di qualsiasi soggetto eterosessuale, a prescindere dal sesso e dall'età. Laddove il maschio etero si rapporta alla cena come un leone si rapporta alla coscia di zebra (morso, boccone, proteina, cacca), e laddove la donna etero riversa nell'alimentazione una serie di condimenti psico-emotivi che vanno dal senso di colpa al nervosismo, il Gay Urbano ha con il cibo un rapporto sacro. Non importa che sia carnivoro o vegano, amante della trippa alla veneta o del sushi (anche se si rileva una forte preferenza del sushi rispetto alla trippa, e anche una discreta presenza di vegetariani); in definitiva la specie del Gay Urbano si divide in due macro-categorie: la Nonna Papera e Rain Man.
LA NONNA PAPERA
Il gay Nonna Papera ha una conoscenza dell'ambiente cucina pressoché illimitata. Si muove nel suo habitat con assoluta sicurezza ed è pronto a guardare con sospetto chiunque si avvicini ai suoi confini, e a sbranare con ferocia chiunque osi toccare i suoi utensili. Il gay Nonna Papera è tuttavia ospitale e generoso, pronto a nutrire il branco, e il suo ego attraverso i complimenti del branco. Il gay Nonna Papera si procaccia soprattutto cibo bio, del quale conosce la provenienza, la lavorazione, gli usi domestici e il nome latino. Il gay Nonna Papera conosce lo scopo e le modalità d'assunzione di sostanze misteriose quali il Pepe di Cayenna, la Curcuma e la Trigonella (altrimenti detta Fieno Greco). E' capace di ricavare dalle suddette sostanze ingegnosi mezzi di sussistenza dai colori vivaci e dai sapori inusitati ma gradevoli. Il gay Nonna Papera cucina con i fiori. Dotato di un raro istinto "McGiver" il gay Nonna Papera è capace di mettere insieme un pranzo di Natale con una noce di cocco, un mazzo di cavoli e un rotolo di spago. In caso di necessità può fabbricare una bomba con un petto di pollo e una manciata di chiodi di garofano.
RAIN MAN
Come il personaggio interpretato da Dustin Hoffman nel 1988 era in grado, in pochi secondi, di contare il numero di bastoncini dello shanghai caduti sul pavimento, o l'ammontare delle carte al tavolo di blackjack, allo stesso modo il gay Rain Man è capace, con una sola occhiata, di scannerizzare una porzione di lasagne e calcolare il numero di calorie che essa contiene con un'approssimazione pari a quella di un chirurgo. Una seconda analogia con la creatura cinematografica co-protagnista di Tom Cruise nella pellicola di Berry Levinson: il gay Rain Man è tendenzialmente abitudinario. Consumare un certo quantitativo di insalata (bio), un tot di grammi di carboidrati (bio), una razione standard di mozzarella (bio) e yogurt light (bio): sono piccoli gesti rituali che lo fanno sentire bene. La rottura dell'abitudine e l'introduzione di una quantità extra di olio da frittura di McDonald's lo gettano prima nel panico e poi nella palestra. Il gay Rain Man ha delle piccole manie e delle enormi capacità. E' in grado di valutare a occhio se un piatto al ristorante contiene più o meno di 80 grammi di fusilli (bio), con una precisione paragonabile a quella di un trafficante di coca colombiano. Il gay Rain Man, allo stesso tempo, sa che il mirtillo (bio) rallenta l'invecchiamento cellulare, che la caffeina (bio) toglie l'appetito, che con una manciata di chiodi di garofano puoi fare una tisana depurativa (e se trovi un petto di pollo, anche un bomba).

robbypasty sabato 7 agosto 2010 - 18.01
pentagrammadelv lunedì 15 marzo 2010 - 20.12
sossio85 domenica 14 marzo 2010 - 23.47
Davide_Bombini domenica 14 marzo 2010 - 19.50
catorcio domenica 14 marzo 2010 - 11.37
perchè in definitiva, se abbiamo imparato a camminare a testa alta è stato grazie ai tacchi a spillo, irrinunciabili... come vivere senza questa capacità di ridere a 22 cm dal suolo??
Grande Fra, mi fai ammazzare,
Andrea (Nonna Papera con nuovo set di coltelli in ceramica, meravigliosi, affilatissimi e decisamente oltre la mia portata economica!!) :)
MARCELLO_SIGNORE sabato 13 marzo 2010 - 20.11
lightmark sabato 13 marzo 2010 - 17.45
peyote87MI sabato 13 marzo 2010 - 12.33
Mighy sabato 13 marzo 2010 - 11.44
Translator1968 sabato 13 marzo 2010 - 11.14
aighos1987 sabato 13 marzo 2010 - 10.58
kelek sabato 13 marzo 2010 - 8.40