Il calciatore e la prostituta: una noiosa favola borghese

Il sesso si compra, i calciatori pure. Rooney, Ronaldo e Adriano sono habitué, le loro prostitute un surrogato di madri/mogli/figlie che tengono i problemi alla larga. Ma non lo strenuo moralismo.

di | Lifestyle

Son robe da calciatori. E da operai. E da impiegati. Cambia lo stile, cambia il costo, cambiano i pruriti, ma i maschi sono tutti uguali. Quelle insoddisfazioni che partoriscono bisogni sono fatte con lo stampino: la vita coniugale è patetica, i figli rompono, il lavoro è un disastro. E le mogli, soprattutto, non lasciano tregua. Per queste (e altre) ragioni un Cristiano Ronaldo qualsiasi non può che saperla lunga. E correre a trastullarsi nella jacuzzi con cinque bellezze ammollo. O con una esigente cameriera nei bagni di un club notturno. Per tenere a bada lo stress, per affrontare gli estenuanti allenamenti. Cosa vuoi che gli costi. 

 

 

Calciatori e prostitute, in definitiva. Un'abitudine decisamente british, ma non solo: Wayne Rooney, Peter Crouch, Ashley Cole sono già arrivati al traguardo della seconda, terza accompagnatrice. Franck Ribéry, Karim Benzema e Zahia Dehar, invece, tengono alto l'onore della bandiera francese con più di una prostituta a testa. "Non esiste categoria immune da questa ebbrezza, non è solo un'abitudine da calciatori. Però certe storie inglesi non mi convincono, è chiaro che sono tranelli organizzati con la complicità di prostitute e giornali scandalistici. Strano che gli atleti non si siano fatti furbi", dice senza tanti problemi Massimo Mauro, ex calciatore e dirigente italiano. Lui di retroscena ne conosce, e di certo non si fa remore a raccontarli. 

 

 

Ma perché mai dovrebbero farlo, certi calciatori? Può davvero trattarsi di stantio machismo del XXI secolo? E' una corsa a chi ce l'ha più grosso, il conto in banca? "E' una fuga dalle responsabilità e dalla donna normale, la donna vera che ti mette in gioco", risponde lo psichiatra Vincenzo Prunelli, "prendere, pagare e consumare, poi tutto torna come prima: la prostituta non ti giudica, non ti fa la pagella oppure ti dà sempre nove. Meglio ancora il trans, dalla femminilità accentuata. Se pago non ti devo nulla e non mi confronto". Così tipico, del resto. Così figlio dell'opulenza borghese. 

 

 

La psichiatra Anna Sole Marta ha una teoria complementare: "A volte, il calciatore è uomo fuori e adolescente dentro, insicuro della propria figura maschile. Non vuole altre fatiche emotive, oltre quelle che lo assorbono in campo: compra il sesso e fugge". Solitari, moralisti ad ogni costo, milionari, viziati, (a volte) bellissimi maghi del pallone, in fondo una lacrima di distillato dispiacere per loro potremmo versarla. Noi sì. Gli operai e gli impiegati, che l'idromassaggio accessoriato di donne nude non possono permetterselo, forse no. A loro, probabilmente, non dispiace per nulla. 

 

Alessandro Papadakis

 

Fonte: repubblica.it

 

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