Amore gay, vecchiaia, voglia di dare e tante cose da risolvere
Un film che parla di noi. Un'eccezione che conferma la regola. Altri pensieri sull'amore e dintorni.
Ieri sera Mayor è venuto a prendermi in ufficio e per farmi una sorpresa mi ha portato a teatro.
«Non era nelle intenzioni del Creatore farci divertire».
Lo dice Franca Valeri nel suo nuovo spettacolo “Non è tutto risolto”, in scena per due settimane al Piccolo Teatro Grasso di Milano. Franca Valeri è tornata, diretta da Giuseppe Marini, con un testo accattivante (scritto tutto di suo pugno) che tanto per il linguaggio quanto per la capacità predittiva e autoironica rispecchia in toto la vecchia scuola teatrale.
Ma se non era davvero intenzione del Creatore farci divertire, ecco che gli uomini ci hanno pensato da sé.
Dal teatro al cinema la gente si sollazza, trova l’opportunità di svagarsi, ma anche di riflettere.
Così il nuovo film Made in England girato a Nottingham (adoro la cinematografia britannica) dal titolo “Weekend” che, come tante altre pellicole, sofferma la sua attenzione sulla genesi di una storia d’amore, su come una sera da botta e via si trasforma in qualcosa che è decisamente di più e, come scrive Dannis Lim del “NY Times” che ha intervistato l’autore e regista Andrew Haigh, su come l’incontro con un nuovo potenziale partner può essere un’opportunità per «riflettere su chi siamo davvero, un invito a darci una nuova forma e a perfezionare il nostro Io». Il film, oltre ad essere la storia di un innamoramento, è anche «il racconto di un’identità e un’auto-definizione, forse ancor più clamoroso perché fra due uomini».
Chissà se la contessa impersonata dalla Valeri sarebbe d’accordo, dato che sempre in “Non è tutto risolto” recita pressappoco che ognuno di noi non sarebbe nessuno senza gli altri e che sono le persone che incontriamo a darci una forma.
Dalla sua uscita, Andrew Haigh pubblicizza il film come una commedia che si contrappone alla cinematografia che l’ha preceduta (fatta tutta di personaggi frustrati e «cripto-gay» che paiono giuocare a nascondino), anche per via della traduzione in immagini dei sentimenti d’amore vissuti senza alcuna traccia di dramma, sia essa derivante dall’impossibilità di palesare la propria relazione o dalla sofferenza delle malattie che negli anni Ottanta tanto hanno regnato sul grande schermo.
«“Weekend” è l’eccezione che conferma la regola». Il regista n’è soddisfatto perché in passato non si sentiva per nulla rappresentato dai lavori precedenti: «Non sono muscoloso e non vivo a West Hollywood», ha detto. Secondo Haigh i film gay tendono a voler dare troppo spesso e a tutti i costi un’immagine positiva della comunità omosessuale, forse alla ricerca di un’accettazione che ancora fatica ad arrivare, ma – dice – se vogliamo essere accettati davvero dobbiamo essere accettati in toto, anche per i nostri difetti, non solo per le nostre qualità. Perciò ha deciso di dare spazio a personaggi che fanno uso di droghe e fanno sesso non sicuro… Insomma, pare che si tratti di un film un po’ gay e un po’ no, perché le problematiche trattate «non sono prettamente gay, ma riguardano il modo in cui tutti [etero e gay]ci definiamo, sia in pubblico che in privato». Forse che stiamo giungendo all’obiettivo tanto agognato di non dover più categorizzare le persone e le cose in “gay” e “non gay”? ci credo poco… Senza dubbio da vedere, come direbbe mia zia, «altrimenti come faccio a criticarlo?»
Amore, vecchiaia, tanta voglia di dare... Per dirla con la Valeri, per adesso ancora molte cose rimangono irrisolte.

Translator1968 domenica 2 ottobre 2011 - 20.42
twiggy domenica 2 ottobre 2011 - 19.25
non se ne può più dei suoi inutili commenti monosillabici e onnipresenti.
più fastidioso delle piattole.
gredase domenica 2 ottobre 2011 - 16.50
peyote87MI domenica 2 ottobre 2011 - 11.55