Calciatori gay: mito, morbosità e tabù. FOTO GALLERY
A chi importa degli scandali di Montecitorio, ma guai se nello spogliatoio l'attaccante fa un fallo di mano al portiere. I calciatori gay non esistono.
Cantami o Diva, di Ibrahimovic e Piquè le gaie gesta, e di Cristiano Ronaldo l'ascella che infiniti addusse orgasmi ai gay.
Gli italiani sono uno strano popolo; tale stranezza accomuna, seppur in modo differente, gay, etero, uomini, donne, destra, sinistra. E' una stranezza trasversale, stranamente rassicurante, che per comodità è possibile ricondurre a un retaggio culturale (facendo attenzione però a non cadere nella trappola della "scusa" culturale per cui "che volete farci, siamo fatti così, colpa dell'eredità cattolica, della pizza e della mamma").
Uno dei sintomi più lampanti della stranezza italica è la mitologia del calciatore. Non si parla del mito del calcio. La monomania sportiva non è niente di nuovo sin dai tempi dei Giochi funebri in onore di Patroclo - unica occasione per cui un branco di maschi dal testosterone ipertrofico smise dieci minuti di farsi la bua e distruggere una civiltà, perché invasati dalla voglia di "giocare". Quello che stupisce, dunque, non è il fatto che gli italiani siano fissati con il calcio, ma che siano fissati con i calciatori. Semidivinità urbane, giovani, belli, pieni di soldi, macchine atletiche dai corpi perfetti, recentemente - purtroppo - anche assurti allo status di icone di stile, i calciatori sono assidui frequentatori di tutti i luoghi in cui il cittadino medio sogna di trovarsi mentre langue sul divano familiare dopo una giornata di lavoro - discoteca, stadio, salotto televisivo. Sono i nostri Achille, i nostri Ettore, i nostri Eracle, apollinee effigi di dionisiaci desideri.
Peccato che all'epoca delle monomanie sportive nel break pubblicitario della guerra di Troia, al tempo della moda del calzare di cuoio e della tunica portata senza slip, nessuno si meravigliasse del fatto che Achille, Ercole, Apollo e gli altri fossero divinamente gay. Gl antichi eroi potevano essere "umani" nelle loro pulsioni, potevano essere "diversi" nella loro sessualità così come lo erano nelle performance belliche, potevano limonarsi allegramente tra loro e rimanere veri uomini, o meglio, dei. Agli dei contemporanei non è concesso tutto questo: i calciatori, semplicemente, non possono essere gay.
Eppure noi italiani siamo prontissimi a perdonare le "debolezze" dei nostri eroi, siamo naturalmente portati a guardare con occhi smaliziati e condiscendenti le macchioline di peccato sull'armatura dei nostri principi azzurri. Ci facciamo andare bene che il nostro Presidente del Consiglio frequenti escort (leggi: prostitute molto care) e minorenni destinate alla chirurgia estetica precoce, chiudiamo un occhio di fronte alle mirabolanti avventure fiscali di Valentino Rossi perché "è tanto simpatico", non ci interessa che i nostri cattolicissimi politici amino tanto la famiglia da divorziare e crearne di nuove, senza però istituzionalizzare le coppie di fatto perché tanto hanno la pensione parlamentare da allungare all'ex onorevole coniuge. Che noia, tutto questo! Non c'è epica, non c'è gusto. No: siamo italiani, possiamo accettare praticamente ogni cosa. Tranne i calciatori gay. Chissenefrega degli scandali di Montecitorio, ma guai se nello spogliatoio l'attaccante allunga la mano sul portiere.
Non possiamo accettare i che i nostri eroi siano omosessuali, per carità: ma quanto ci piace sbriciare i loro peccatucci , quanto amiamo - noi etero, noi gay, noi italiani - "beccare" i calciatori nel loro privato che magari sì, magari no, ha anche qualche sfumatura ambigua?
Le foto e i pettegolezzi su Ibrahimovic e Piquè gay intenti a scambiarsi tenerezze, la metrosessualità di David Beckham, gli atteggiamenti un tantino fraintendibili di Cristiano Ronaldo che posa gaiamente truccato e ammiccante hanno scatenato una curiosità e un voyeurismo che nessun attore, modello o politico avrebbe potuto generare. E' il potere dei calciatori gay: nulla accende le nostre fantasie più di loro. L'omosessualità che penetra il tempio del machismo. Impossibile? Certo. Ma eccitante.
I calciatori gay non esistono, ovviamente, state tranquilli cari cittadini italiani. Così come non esistono gli immigrati onesti e le donne manager. Dormite tra due guanciali, oh voi strani, ingenui, ipocriti voyeur del Belpaese. Riposate sereni. E continuate a sognare i vostri miti, e a toccarvi nel buio immaginando un contemporaneo Achille che in spogliatoio fa un fallo di mano a Ettore.
Francesca Tognetti

donynod venerdì 4 giugno 2010 - 19.44
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