Caro genitore, fammi outing: come alleggerire la vita di un figlio gay

Difficile fare coming out, specialmente con i genitori. Soprattutto perché spesso non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. E se lo facessero loro un atto di coraggio e ci risparmiassero la sofferenza? Cari genitori: dichiaratevi!

di | Lifestyle

comin out padre

Mamma, Papà.Vi ho riuniti qui oggi perché volevo dirvi una cosa importante. Io sono...

No, meglio una lettera.

Cari genitori, vi scrivo per dirvi che...

Forse meglio una lettera anonima.

Gentilissimi signori Bruttocarattere, con la presente lettera volevamo comunicarvi che vostro figlio...

No.

Aspetto il pranzo di Natale poi, come nel film di Ozpetek, faccio l’annuncio tintinnando con le posate sul bicchiere.

Troppo plateale.

Li prendo uno alla volta. Anzi, no. Parto dalla mamma e poi faccio in modo che lei lo dica a papà. Sì ma come faccio?

Ecco si! Domani la porto a fare la spesa, poi, mentre percorriamo il reparto cioccolatini per S. Valentino, le dico... "Mamma lo sai che sono innamorato"...

No anzi … Aspetto di arrivare al banco verdura e davanti a un bel cesto di finocchi le dire..."Ecco mamma, io volevo dirti che... Vedi questa verdura...?

E se poi mi buttano fuori di casa?

E se poi stanno male?

E  se mi mandano dall'analista?

Facciamo così... Io vado a convivere col mio ragazzo e quando vedranno che in casa c’è solo un letto matrimoniale capiranno senza bisogno di fare troppe chiacchiere e accetteranno... Accetteranno? Ma parleranno?

Potrei aspettare che muoiano e poi dichiararmi in preghiera... Mmmh.

Non sarebbe più facile per un genitore prevedere la difficoltà di un figlio nell'esprimere qualcosa di così personale e anticipare il discorsetto (tristissimo) giocando d'anticipo?

Questo è il punto! Dovrebbe essere un padre o una madre a parlarne serenamente e non aspettare che sia il figlio, non aspettare che un figlio dica bugie. Perché la verità è questa, il 90% dei genitori in Italia sa tutto (o ha già capito tutto) ma aspetta. E quell'attesa non è rispetto dei tempi del figlio, non è presunzione genitoriale ("finchè lui non parla io ignoro"), non è improvvisa sordità e cecità nei confronti del figlio. Questa attesa, questo silenzio ha un solo nome: "VIOLENZA"!

Perché di violenza si tratta! Di violenza non fisica, chiaramente, ma di violenza emotiva! VIOLENZA pura! Il violento "ignorare" di un genitore nei confronti di suo figlio perché "sono sue scelte personali, l'importante è che non me ne parli!". Violenza pura è non dare ad un figlio la possibilità di raccontarsi, di dichiarare quando è innamorato, di farsi vedere felice.

Ci sono madri che fanno finta di nulla da anni. Ci sono madri che vanno a trovare i figli che convivono da 10 anni col proprio compagno e non accennano ancora a dire una sola parola. Qualcuno potrebbe dire che infondo questa  è una tacita ammissione di rispetto e di tolleranza nei confronti di una coppia omosessuale. E invece NO! Non basta! Tacito rispetto un paio di palle!!! È pura violenza!

Allora io penso che NON deve necessariamente essere un figlio a fare quel tristissimo discorsetto! (Io l'ho fatto a 17 anni e mi è andata bene perché non ho papà e ho una mamma hippy quindi sono stato facilitato).

Cari genitori SIATE VOI a parlare con i vostri figli e, se il discorso  per voi è ancora ostico, cominciate a dire che avete bisogno voi di tempo per superare serenamente la fragilità del tutto umana (seppure inaccettabile) chiamata omofobia. Magari vostro figlio vi darà del tempo per capire, oppure vi consiglierà un buon analista. Certo è che non vi butterà fuori di casa.

Non è difficile, cari genitori. Siate voi a dichiararvi.

Foto du Ari Gabel

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  • Commenti

Jonnydepp1967 domenica 4 dicembre 2011 - 13.09

Vedi David brutto carattere è vero che ci sono i ragazzi fragili e non si può certo fargliene una colpa ma leggendo l'articolo mi è sorta la solita domanda che questa volta rivolgo a te: pensi che forse la vita degli eterosessuali e in generale la vita degli altri sia una passeggiatina? Ci sono persone vessate dai genitori, dagli amici, dal lavoro per mille motivi e non sono gay. La vita è una cosa complicatissima, difficile, una battaglia continua che dà soddisfazioni solo se uno lavora come un matto per arrivare a un piccolo risultato, e magari neanche arriva il risultato.
Non voglio alleggerire la questione retrocedendola a menata da scompenso ormonale, ma la vita è fatta di ben altre difficoltà, prima la si prende in mano prima si riesce a reggere l'urto. Il 17enne adolescente che pensa di essere al centro del mondo non è proprio un ragazzo fragile, forse è un codardo, oppure un italiano in media un ipocrita che magari vuole la moglie ubriaca (andare d'accordo con tutti) e la botte pienissima (essere se stesso con tutti). Mio padre (similmente a quello del film In & Out), che era una persona piuttosto grezza come il sottoscritto, mi ha risposto a 15 anni "e chi se frega" E' morto prematuramente ma per me forse aveva anche ragione lui!.

alfaroy domenica 4 dicembre 2011 - 1.29

Come sempre Translator1968 mi trova pienamente d' accordo con lui!

fabio-sv sabato 3 dicembre 2011 - 19.13

Mia madre ha fatto proprio così. Aveva scoperto tutto ascoltando una mia telefonata, ha aspettato circa un anno mandandomi dei "segnali", e visto che non mi decidevo alla fine si è buttatata lei.

andrea86roma sabato 3 dicembre 2011 - 12.31

non sono d' accordo con l' articolo, è giusto che sia il diretto interessato a dichiararsi , magari i tempi potrebbero non essere maturi e l' outing da parte dei genitori potrebbe spiazzare il ragazzo, creandogli maggiori difficoltà nel gestire la situazione.( ricordiamoci che è lo stesso ragazzo gay a fare un primo percorso di accettazione della propria identità sessuale )

david brutto carattere sabato 3 dicembre 2011 - 12.30

volevo precisare che IO mi sono dichiarato senza problemi a 17 anni. (come ho scritto sopra)....la scenetta in corsivo è la trascrizione enfatizzata e demenziale di certe paranoie (per noi) ma sofferenze vere (per altri). Non siamo tutti forti combattenti...c'è spazio anche per ragazzi fragili o ragazzi con genitori tendenti al paraculo...

Translator1968 sabato 3 dicembre 2011 - 12.07

Se un uomo è un uomo e non un lombrico, se un essere umano ha la statura morale, civile e la dignità lo si vede da queste cose, non certo se è effemminato o da altre paranoie. Conosco omosessuali che hanno una forza di carattere e di animo che per farne uno così non bastano duecento cosidetti "super etero maschioni" che scappano di fronte a qualunque difficoltà, scelta da fare, responsabilità da prendersi. La scelta di non scegliere può essere paragonata al calcio come pratica e sport nazionale. Detto questo aspettare che siano i genitori a "togliere le castagne dal fuoco" mi pare una regressione infantile.
E' una cosa difficile certo, ma cosa c'è di facile nella vita? Conoscere la geografia meglio di un americano medio che non sa la differenza tra Slovenia e Slovacchia e che, anche se candidato presidenziale, non sa che la Serbia non è in Africa???
La cosa che mi fa imbestialire sono quelli che fanno i super militanti ossessionati dei diritti, che sono sempre là a parlare della destra omofoba, della lega omofoba, della chiesa omofoba e poi manco l'hanno detto a Papà e Mammà. Il Gay Pride come il vero volontariato si fa con il prossimo, con i vicini, con gli amici, nella vita di tutti i giorni, non a migliaia di chilometri di distanza.

garadon sabato 3 dicembre 2011 - 11.05

condivido in pieno.. è quello che ho sempre pensato

david brutto carattere mercoledì 30 novembre 2011 - 11.14

=) siempre!!!!

peyote87MI martedì 29 novembre 2011 - 19.14

forza e coraggio!=D

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