Cyberbullismo: il web è la minigonna dei gay
Cos'è il cyberbullismo? Come difendersi dalle molestie e dai ricatti in rete? Cosa prevede la legge italiana? E perché i gay sono più a rischio, anche di morte?
Qualche settimana fa un ragazzo gay americano, Tyler Clementi, si è ucciso buttandosi da un ponte. I suoi simpatici compagni di stanza all'Università avevano deciso di piazzare una webcam nella sua camera e di riprendere il rapporto sessuale tra Tyler e un altro ragazzo, per mettere il video su iChat. Poi avevano avvisato i compagni via Twitter: collegatevi gente, venite allo zoo a vedere i due froci che si accoppiano ah, che ridere.
Tyler non ha retto lo stress psicologico e si è gettato da un ponte. Aveva 18 anni. All'articolo che dava notizia del fatto - un'altra triste tacca che va ad aggiungersi alla lista dei ragazzi gay che hanno deciso di togliersi la vita a causa del disprezzo, delle derisione e della superficiale cattiveria dei coetanei - diversi utenti di GAY.tv hanno commentato in modo onestamente agghiacciante.
Con disprezzo, derisione e superficiale cattiveria.
Gli ingredienti del bullismo.
Quando si dice la parola "bullismo" si evocano immediatamente i banchi di scuola tra i quali i teenager sfigati subiscono "l'inevitabile" darwinismo sociale per cui il ragazzo con gli occhiali, quello brutto con i brufoli, quello che non ha mai avuto una ragazza, diventano oggetto di scherno costante. Ogni volta che ciò accade muore un pezzo di dignità, ogni volta si ammazza un'adolescenza. Ogni tanto ci scappa il morto. Che volete farci, è la selezione della specie. Siamo tutti animali. No?
Ma non finisce qui, perché purtroppo siamo animali tecnologici. E se il liceo è finito da un pezzo, non sperate che il bullismo non vi riguardi più. Il cyberbullismo è in agguato, dietro gli angoli bui di quel territorio dove i gay sono più esposti e quindi più vulnerabili: il web.
Si definisce cyberbullismo quell'insieme di "atti di bullismo e di molestia effettuati tramite mezzi elettronici come l’e-mail, la messaggeria istantanea, i blog, i telefoni cellulari, i cercapersone e/o i siti web". Si usa il termine "bullismo" in riferimento alle vittime adolescenti, mentre quando si parla di adulti è più comune adottare la parola "cybermolestia", ma sostanzialmente si tratta della stessa cosa: disprezzo, derisione e superficiale cattiveria. E un mezzo di diffusione pressoché onnipotente.
Sono diverse le categorie di cyberbullismo: il flaming (la battaglia verbale online), la molestia (messaggi insultanti e volgari ripetuti nel tempo), il cyber-stalking, la denigrazione, l'impersonation (la violazione di un account e il furto d'identità virtuale), l'esclusione, l'outing (quando il cyberbullo rende noti materiali personali e confidenziali di altre persone). I gay, come i teenager, sono vittime privilegiate di questo genere di attacchi. Solo che, quando si parla delle vittime dei bulli, lo si fa sempre in relazione alla variabile anagrafica, mentre si tace l'orientamento di genere, che pure segna spesso un target di vittime privilegiate.
In primis perché gli omosessuali, così come i ragazzi più giovani, sono molti presenti nella Rete. Basti pensare ai siti di dating, che per molti ragazzi sono il mezzo privilegiato per conoscere persone. Inoltre, sul web, gay e lesbiche si espongono in maniera più intima e vulnerabile. Le fotografie, per esempio, sono parte essenziale delle relazioni lgbt online. Poiché la società "reale", quella fatta di carne, costringe spesso all'occultamento di sé, è nata l'illusione che Internet possa essere una zona franca dove, protetti dall'anonimato di un nickname, è possibile essere se stessi. Evitando gli sputi, gli insulti, e botte, lo scherno. Ma sputi, insulti, botte e scherno ti raggiungono lo stesso. E la ferocia virtuale miete le sue vittime reali.
I teenager sul web si sovraespongono: e lo stesso fanno i gay. Grazie alla parvenza di sicurezza fisica garantita dalla Rete, si tende a mettersi a nudo, a volte anche letteralmente, creando una vera e propria traccia luminosa - fatta di informazioni, video, fotografie - che il cyberbullo segue come una scia di sangue, fiutando l'odore della vittima. E la vulnerabilità e l'esposizione degli omosessuali, soprattutto dei più giovani rischia, agli occhi di un'opinione pubblica vecchia, eterosessuale e tecnologicamente arretrata, di giustificare la violenza 2.0. Violenza che viene ancora vista come "goliardica" e "scherzosa". Perché dopotutto, su Facebook o sulle chat, non ti spaccano i denti, non ti pestano a sangue, non ti prendono a calci.
E' lo stesso schifoso meccanismo in cui per anni, e ancora oggi, si cade quando si parla di molestie alle donne. Ti sei voluta mettere la minigonna? E allora non ti lamentare che se ti toccano il culo sill'autobus. Ti trucchi come una poco di buono? E non ti stupire se ti chiamano puttana. Hai pubblicato le tue foto senza maglietta su un sito di dating? Non ti lagnare se qualcuno le ruba e le mette su Facebook con scritto sotto frocio. Se ti esponi diventi una vittima, se ti metti a nudo ti rendi vulnerabile.
Di cyberbullismo si parla ancora troppo poco, e ancor meno se ne parla in relazione alla comunità lgbt. Perché esiste l'idea che chi va in giro in minigonna, come chi si espone su Internet, se la sia un po' andata a cercare. Perché il bullismo è roba da ragazzini che ti rubano i soldi della merenda, ma quando finisce la scuola non ci riguarda più. Perché la violenza online non è considerata vera e propria violenza, nemmeno dagli stessi gay, come quelli che hanno commentato l'articolo su Tyler Clementi. Le botte virtuali non ti fanno sanguinare, è vero. Ma qualche volta ti ammazzano.
Il cyberbullismo può sfociare in REATO ai sensi di: Art. 615bis c.p. (Interferenze illecite nella vita privata), Art. 594 c.p. (Ingiuria), D. Lgs. n. 196/2003 Art. 161 (Omessa o inidonea informativa all’interessato), Art. 528 c.p. (Pubblicazioni e spettacoli osceni). LEGGI LE CONSEGUENZE LEGALI DELL'USO IMPROPRIO DELLE TECNOLOGIE ALLO SCOPO DI CYBERBULLISMO QUI. I numeri di intervento anti-bullismo sono, nella stragrande maggioranza dei casi, dedicati ai minori. Gli organi a cui denunciare episodi di cyberbullismo che possano configurarsi nei casi di reato di cui sopra sono Polizia di Stato e Carabinieri.
Francesca Tognetti

Astrix venerdì 15 ottobre 2010 - 3.55
Romanceisdead venerdì 15 ottobre 2010 - 1.02
A parte questo, sei davvvero bravissima, bell'articolo.
Complimenti.
poshvenus giovedì 14 ottobre 2010 - 14.05
peyote87MI giovedì 14 ottobre 2010 - 12.24