Essere gay e precario in Puglia: un mondo di paure e incertezze
"Sono avvolto dal terrore di pretendere troppo da questo posto e di non essere sufficiente per il resto del mondo". Queste sono le parole con cui un lettore di GAY.tv chiede aiuto al dott. Signore che come ogni settimana gli porge qualche spunto.
Il dott. Carlo Signore, torna a rispondere alle vostre domande in merito a omofobia, bullismo e problemi di accettazione di sé e della propria omosessualità. Potete scrivergli a carlo.signore.help@gmail.com. L'esperto vi risponderà qui sulle pagine di GAY.tv.
LA LETTERA
Egregio Dott.Signore
Mi chiamo Giovanni, ho 24 anni e vivo a Cerignola in provincia di FoggiA (PUGLIA).
Tempo fa scrissi una lettera, sempre ad un dottore indicato da GAY.tv, il quale mi aiutò a superare i miei problemi legati al coming-out.
Purtroppo la situazione di intolleranza con il tempo sembra accentuarsi giorno dopo giorno in una cittadina che seppure conti 60.000 abitanti, continua a restare fuori dal mondo civile. Non è remota la situazione verificatasi qualche mese fa di un fratello minore che accoltella il maggiore perchè palesemente omosessuale.
Dopo diversi anni di lavoro come apprendista pizzaiolo (a nero e sottopagato) sono ormai due anni che lavoro come pizzaiolo atutti gli effetti.
In questi due anni non è aumentata solo la mia professionalità, ma anche il desiderio di mollare tutto e fuggire in una città dove posso essere e sentirmi libero di essere gay e magari trovare una persona da amare.
Molti miei amici lo hanno fgatto, io invece sono rimasto scontrandomi con la difficoltà di farmi accettare sul lavoro e in famiglia.
Questa situazione però è una lama a doppio taglio, perchè nonostante alcuni miei cari sappiano del mio orientamento, devo comunque continuare a fingere in famiglia, coi colleghi e con chiunque mi domandi il perchè a 24 anni non "SIA MAI STATO VISTO ASSIEME AD UNA RAGAZZA".
Io desidero poter vivere con qualcuno e so che per farlo devo lasciare una cittadina troppo chiusa per accettarmi completamente. (basta pensare che mia madre accetta me, ma non il resto della comunità lgbt, e questo è davvero preoccupante, considerando che l'apertura di mia madre è superiore alla media della cittadinanza).
I problemi legati a questo posto non finiscono qui. Avendo vissuto di lavoro, studio e amicizie etero, il mondo gay e la vita che troverei anche solo nella Capitale, mi spaventa e mi impedisce di trovare il coraggio per mettermi alla prova con un colloquio di lavoro.
Ho timore di essere rifiutato, di non essere accettato dai miei vecchi amici fuggiti prima di me, di non trovare una persona da amare e rimanere solo.
Partirò per Roma ospitato da un amico e dal suo compagno, resterò lì poco con la speranza di trovare uno spiraglio di luce, magari assieme ad un briciolo di coraggio.
Vorrei fuggire anche dalla situazione lavorativa illegale del sud...Pensi dottore che ho un contratto part-time che dovrebbe pagarmi 60euro i venerdì sera+notte, 70 il sabato e 70 la domenica...La retribuzione effettiva o in alternativa licenziamento è di 30 euro il venerdì, 40 sabato e 40 la domenica... Inotre posso recepire solo la 13esima (divisa equamente nei 12 mesi annuali), la 14esima devo incassarla e restituirla.
La maggior parte dei colleghi etero sono sposati,con figli e pur di non trovarsi senza lavoro accettano senza condizioni qualunque sopruso, impedendo a chiunque di ribellarsi.
Cosa posso fare per darmi forza e coraggio? Sono avvolto dal terrore di pretendere troppo da questo posto e di non essere sufficiente per il resto del mondo.
Giovanni
RISPOSTA
Gentile Giovanni,
la sua lettera presenta alcuni spunti interessanti di riflessione: la sua narrazione personale si presta cioè a considerazioni di carattere collettivo che sovente connotano questa rubrica.
Ma innanzitutto la redazione ed io siamo lieti che abbia voluto riscriverci, segno che - anche se solo nel nostro piccolo - riusciamo a volte fornire qualche utile suggerimento a voi lettori.
Comincio subito nell’affrontare l’annoso problema della ricerca ( e del mantenimento ) del posto di lavoro. Come dicevo, uno spinoso problema quanto mai di preoccupante attualità. Non mi addentro nelle mie personali considerazioni sulla crisi, sulle responsabilità e sui possibili scenari che essa ci manifesterà. E questo non perché non abbia un’idea mia personale: tutt’altro. Ma perché in questa rubrica impiegherò tempo (ma soprattutto spazio) per sottoporre alla vostra attenzione in particolare, la problematica sollevata dal nostro lettore Giovanni. E’ quella di chi cerca con onestà (e non di rado accompagnata da professionalità e impegno) un posto di lavoro, fa lo stesso se parliamo di vecchie attività (come del nostro amico ristoratore) o di chi si cimenta in quelle di più moderna generazione. La musica sembra non cambiare affatto. E le sue desolate parole mi sembrano più efficaci di qualsiasi mio commento: “…Pensi dottore che ho un contratto part time che dovrebbe pagarmi 60euro i venerdì sera+notte, 70 il sabato e 70 la domenica...La retribuzione effettiva o in alternativa licenziamento è di 30 euro il venerdì, 40 sabato e 40 la domenica...Inoltre posso perecepire solo la 13esima (divisa equamente nei 12 mesi annuali), la 14esima devo incassarla e restituirla..”.
Che dire?E ancora ”…La maggior parte dei colleghi etero sono sposati e con figli e pur di non trovarsi senza nulla accettano senza condizioni qualunque sopruso, impedendo a chiunque di protestare con qualche piccola speranza…”. Ecco gentili amici il contesto che appare a tanti giovani ( e meno giovani) donne e uomini. Contesto che si aggrava, quando a tutto ciò si aggiungono odiosi episodi di discriminazioni di cui molto spesso abbiamo discusso in questo spazio. Ricordo sempre (prima di tutto a me!), ma mi permetto di estendere l’invito anche a tutti voi, di non cedere alla sciagurata rassegnazione e al più rassicurante quieto vivere: la strada per l’affermazione dei pari diritti è ancora lunga.
Gentile Giovanni quindi, appare chiaro che in questo clima di precarietà, tutti i percorsi che lei intende intraprendere e le idee di cambiamento della sua vita, fanno più fatica a delinearsi. Ma lei Giovanni mi ha scritto una lettera: da questa intravedo una positiva inclinazione al cambiamento e alla svolta. Lei a proposito scrive: ”… a nascere il desiderio di mollare tutto a "Fuggire" in una città dove posso essere e sentirmi libero di essere gay e magari trovare una persona da amare…”. La prima considerazione su queste poche righe è di non considerare il suo ( provvisorio o stabile, lo deciderà solo lei) allontanamento dalla sua piccola città, come una fuga. E’ invece un' opportunità. Forse una bella opportunità per intraprendere quella via del rinnovamento di cui lei sente oramai con decisione, un'urgenza interiore
La seconda considerazione: lei non sta scappando, ma sente semplicemente che la sua esperienza professionale ( e prima di tutto umana e affettiva) si è quasi esaurita. Vuole - come è normale e giusto che sia - immaginare di trovare l’affetto e la considerazione di una persona che la ami. Lei desidera (legittimamente!) chi la ami, le dia affetto e la comprenda intimamente e (aggiungo io) la aiuti a comprendersi in questo delicato momento della sua vita. E questo succederà, ne sono certo. Perchè lei sta già cambiando... E forse nemmeno lo sa. Ma i cambiamenti si sa, fanno paura e creano ansia, ma non si possono arrestare. Sarebbe un delitto farlo.
So che non è facile e in cuor suo lo sa anche lei, tuttavia lei avverte dentro se stesso l’occorrenza estrema che questo può essere il momento. Il suo momento. Il momento per la sfida e per la crescita. Il momento di sperimentare, forse senza rete, consapevolezze e - perché no? - riuscite e affermazioni.
Queste che le ho scritto sono le mie parole quando lei mi chiede con giustificata preoccupazione ”... Cosa posso fare per darmi forza e coraggio? Sono avvolto dal terrore di pretendere troppo da questo posto e di non essere sufficiente per il resto del mondo...”. Non si lasci condizionare da alcuni pensieri poco positivi: di non essere in grado cioè di trovare un posto nel mondo, con il terrore di pretendere troppo dal posto che sceglierà. Questi sono solo timori dettati dalla preoccupazione e dalla giustificata incertezza che accompagnerebbe chiunque si trovasse nella sua medesima situazione . Lei non ha pensieri negativi. Solo pensieri. E a proposito dell’accompagnamento, cerchi qualcuno con cui condividere ansie e apprensioni, ma anche speranze e sogni: mi ha indicato lei stesso alcune persone che possono assolvere a questo impegnativo, ma piacevole e affettuoso compito. Lei infatti scrive: ”... Ho trovato il giusto equilibrio per far "accettare" , la mia omosessualità a mia madre, le mie sorelle e alcuni amici...”, le coinvolga, con semplicità e con umiltà confidi loro che il sostegno che vorranno riservarle sarà certamente un bagaglio gradito per la sua imminente partenza.
La saluto rivolgendole i miei più sentiti auguri di una vita nuova e più autentica, come lei sembra desiderare e allo scopo lascio a lei i versi di un brano del bravo cantautore Mario Venuti.
“...Non riesco a immaginare qualcuno
qualcosa che inizi
ho più dimestichezza con la fine…
e non c'è niente che mi riporta indietro...
...(ma) Ci sarà un altro posto nel mondo
una strada che riparte da qui
ci sarà un altro istante nel tempo
per vivere tutte le vite possibili che volevo io...”

Black_Mambo venerdì 9 dicembre 2011 - 14.36
peyote87MI giovedì 8 dicembre 2011 - 12.24
coletarner87 giovedì 8 dicembre 2011 - 3.04
La ringrazio per le risposta e per la gentilezza che mi ha riservato.
Da quando le ho scritto la lettera sono cambiate un pò di cose;
Sono stato a Roma ospite del mio amico(col quale ho scoperto la mia omosex in 5 elementare) e il suo compagno.
MI hanno dato forza e coraggio nel lasciare il mio posto di lavoro per cercarne uno nuovo ,in un periodo di crisi economica di grande rilievo.
Ho comunicato il mio lincenziamento al mio datore di lavoro e a fine gennaio mi trasferirò a Roma dove spero di trovare un lavoro al più presto. ( sono pizzaiolo, ma per i primi tempi accetterei qualsiasi lavoro (legale) che mi venisse offerto, pur di non dover pesare su altri.
Certo le paure restano ,anzi sotto alcuni aspetti si sono rafforzate, ma ho intenzine di impegnarmi seriamente per farcela, perchè alla fine non ho nulla da perderci e molto da guadagnarci.
Ringrazio ancora lei e la redazione per aver permesso a me ma credo a molti altri di poter parlare liberamente dei propi problemi e delle propie angoscie legate principalmente alla considerazione dell'omosex nel nostro paese.
Concludo chiedendo una spiegazione alla redazione (sempre se sia pox).
La redazione è in contatto con i vertici di Arci gay?
Quando sono stato a Roma il mio amico mi ha spiegato che è necessario essere tesserati per poter accedere a molti locali "gay" per evitare di essere respinti.
Ho provato a tesserarmi qui a Foggia contattando l’email di un addetto arci gay trovato nel sito.
Partendo con la premessa che LA PROVINCIA DI FOGGIA è FORSE LA SOLA PROV ITALIANA ANON AVERE UNA SEDE ARCI GAY, il signore che ho contattato mi ha risposto diverse volte rinviando le risposte alle mie domande e poi quasi seccamente mi ha invitato a tesserarmi a Bari.
Adesso io mi chiedo, come si può pensare di essere scandalizzati se un omosessuale al sud ma nello specifico in questa provincia deve sacrificare la propia vita sino a 24 anni per farsi accettare se si parte dal presupposto che una delle associazioni gay più forti sul territorio nazionale, in questa provincia è così malamente organizzata?
Spero la redazione abbia contatti con i vertici di Arci Gay, sarò ironico ma "NON SONO L’UNICO OMOSESSUALE NELLA PROVINCIA DI FOGGIA".