Grindr: i gay a caccia di partner sono razzisti? COMMENTA
Grindr e simili danno adito a uscite razziste e discriminatorie? "No neri, no asiatici, no effeminati, no grassi". La cultura della libertà sessuale si è trasformata in quella della segregazione sessuale?
Qualche giorno fa è uscito un articolo interessante su Fab Magazine. L'autrice del pezzo sostiene che applicazioni e siti web gay per incontri mordi e fuggi come Grindr ci hanno trasformato in "nazi" della sveltina. In che senso? Il problema, per Alex Rowlson, è il linguaggio che gli utenti di Grindr utilizzano nei loro profili e negli approcci che ne derivano. Il linguaggio che ci siamo abituati ad usare è fortemente negativo. Anzi, esclusivo, nel senso che emargina.
"No grassi, no effeminati, no asiatici, no neri, solo mascolini, della mia età o più giovane, no drama...". Questo è un esempio di profilo che è facile trovare su Grindr o su altri siti web gay per incontri fugaci. La teoria della giornalista è: "Il linguaggio negativo così prevalente su questi siti web sembra un segnale del fatto che la cultura della liberazione sessuale sia stata rimpiazzata dalla segregazione sessuale".
Se andate a dare un'occhiata a Douchebags of Grindr, un blog che racchiude le chicche di razzismo, omofobia e xenofobia in genere che si trovano sul celebre sito gay di incontri, avrete un'idea di quello che la Rowlson vuole dire. Il problema, oltre al fatto che molte delle entry del sito sono vergognose, è che come per ogni altra forma di xenofobia, gli interessati negano fino alla morte e camuffano un loro "no gente di colore" dietro un: "Niente di personale, sono solo le mie preferenze, non sono razzista". In linea di principio il discorso potrebbe anche essere accettabile, il problema è, di nuovo, il linguaggio.
Se vivessimo in una società in cui ci fosse una vera uguaglianza sostanziale, usare termini negativi non avrebbe alcun tipo di conseguenza. Purtroppo invece, i toni discriminatori usati sul web non fanno che rafforzare dei fenomeni già esistenti (vedi l'emarginazione dei "grassi", dei "bassi", del "neri", dei "cinesi"..).
La giornalista suggerisce inoltre che se si decide di praticare del sesso incondizionatamente promiscuo, non dobbiamo essere schizzinosi ma restare aperti a tutte le possibilità. Sostituire le descrizioni negative con affermazioni positive non cambia il fatto che ognuno di noi ha delle preferenze basate sull'etnia, l'aspetto fisico o sulla maggiore o minore mascolinità dell'altro. Però, trasformare l'approccio da "cosa non voglio" a "cosa preferisco" potrebbe aprire molte più opportunità. Anche perché, un atteggiamento positivo è sicuramente più attraente di uno discriminatorio. Ricordiamoci che non è necessario essere di colore per offendersi delle uscite razziste.
Voi che ne pensate? Vi siete mai sentiti discriminati da annunci o da profili particolarmente "tranchant"?
Fonte: Fabmagazine

naitian sabato 29 ottobre 2011 - 11.38
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