VIDEOGUARDONE 01: spoglia il mio corpo, leggi la mia pelle.
Nel piacere di farsi guardare, l'urgenza di essere letti: il tatuaggio come parola di carne tra voyeurismo e racconto.
Nel piacere di farsi guardare, l'urgenza di essere letti. Guarda il mio corpo nudo: questo è esibizionismo. Decifra i segni sulla mia pelle: questo è racconto. La scrittrice americana Kathy Acker disse che "il corpo è il testo dove nessuna menzogna è possibile": non puoi mentire sulla tua carne, sul tuo sangue, sulla tua pelle. Per questo la carne, il sangue, la pelle sono teatro dell'invenzione più radicale: la costruzione del sé. Aldilà del retaggio tradizionale che non appartiene alle culture occidentali (e chi pur essendo nato in Italia lo rivendica, mente o cerca alibi), aldilà della moda coatta (che nessuno rivendica, mentendo), il tatuaggio è un segno; un segno che vive sulla superficie semiotica dell'epidermide, e che affonda il suo significato ontologico nel profondo dell'identità. Il tatuaggio è anima che si racconta sul corpo, che dice verità supreme e supreme cazzate: verità e cazzate che plasmiamo e che rappresentiamo sul nostro petto, sulle nostre braccia, sulla schiena, le gambe, sul pisello, affinché il mondo partecipi di esse. Il tatuaggio, così come lo intende Kathy Acker, è il teatro di noi stessi, e ha senso fintanto che ci sono spettatori che vogliano guardare - o spiare. Guarda il mio corpo nudo, spoglialo, sfoglialo: e sulla mia carne segnata, leggi chi sono.
Marcello Signore e Francesca Tognetti
Cit. The Independent, 14 settembre 1997, "Written on the Body, Interview to Kathy Acker"

Xardas lunedì 12 aprile 2010 - 20.08